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BUENOS AIRES (nostro corrispondente) – Da alcune settimane è iniziata a colpi bassi, la campagna elettorale per il ballottaggio tra Daniel Scioli (Frente Para la Victoria) e Mauricio Macri (Cambiemos). 

Tanto bassi da essere stata ribattezzata campagna “sucia”, ovvero sporca. Parole più pesanti sono state pronunciate  dalla “Presidenta” Cristina  de Kirchner che l’ha soprannominata addirittura una campagna “cloaca”. 

Ad innescare la bomba, è stata la pessima sortita del ministro della sanità in carica, su Twitter, Daniel Gollán. Nel messaggio, si esortava a continuare con l’attuale governo e appoggiare il candidato successore di Cristina, Daniel Scioli, perché i 12 nuovi centri di trattamento oncologico, potrebbero chiudere se sarà eletto Macri.

L’aspra polemica che ne è seguita, ha fatto correre il ministro a smentire e precisare che degli hackers erano entrati nel suo profilo di Twitter. Ma se guardiamo i cinguettii precedenti, il ministro, aveva scritto che se vincerà l’opposizione, probabilmente non ci saranno più scorte di medicinali e non verranno rinnovati alcuni tipi di contratto per gli ospedalieri.

La situazione si complica e le tensioni aumentano. I nuovi Governatori recentemente eletti, fanno fatica ad insediarsi nelle istituzioni. I vecchi peronisti non vogliono andarsene. Raúl Othacehé, ad esempio, è alla guida di Merlo (provincia di Bs.As.) da oltre 24 anni ed ha appoggiato l’occupazione di terre e di picchetti mentre altri,  come Cataldo Cariglino, hanno provato ad aumentarsi lo stipendio fino al 150% e ad assumere centinaia di persone a tempo indeterminato, nell’amministrazione pubblica, prima di andarsene.

Mentre sembra arrivata l’ora del “si salvi chi può”, i candidati affilano le armi per il faccia a faccia che si terrà in tv domenica prossima. Da una parte Daniel Scioli che sta terrorizzando gli elettori, con nuovi spot pubblicitari in tv riproponendo lo spettro degli anni ’90 e delle sue svalutazioni, in caso di vittoria dell’opposizione. Dall’altra, un Mauricio Macri che tenta il dialogo per poter governare con il suo pragmatismo. 

Lo sblocco del movimento di valuta e delle importazioni, attenuare l’inflazione del 30% annuale; la riattivazione dell’industria creando nuove infrastrutture combattendo la stagnazione economica e la disoccupazione. La lotta alla povertà e alle profonde diseguaglianze, un accordo con gli Stati Uniti per risolvere il problema dei debiti con i fondi avvoltoi: questa è la pesante eredità lasciata dalla “Decada Ganada” dei Kirchner al prossimo presidente dell’Argentina che sarà eletto il 22 novembre.

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