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ROMA – Dopo la tempesta politica e finanziaria abbattutasi su Atene la scorsa estate la Grecia è un po’ uscita dal centro dell’attenzione ed il mondo finanziario ha puntato i propri riflettori su altri problemi. Peccato poiché dall’esperienza ellenica degli scorsi mesi sono emersi alcuni dati che meriterebbero di certo maggior attenzione.

Gli ‘effetti collaterali’ delle limitazioni all’uso del contante

In Grecia vigono da fine giugno scorso pesantissime limitazioni all’uso del contante, con i bancomat che erogano somme giornaliere limitate ai titolari di conti correnti presso le banche greche, il limite non era infatti previsto per i turisti.

Il limite, inizialmente imposto a 60 euro giornalieri e poi alzato, è stato imposto per evitare una fuga dei capitali all’estero, per evitare cioè che i greci prelevassero materialmente i propri risparmi dalle banche elleniche per trasportarli in altri paesi. Avendo tale scopo il limite non è stato applicato alle transazioni, un greco poteva quindi pagare il negozio di elettrodomestici, il supermercato o l’idraulico col bancomat.  Che cosa ha comportato tutto ciò ce lo illustra, involontariamente, la BCE.

La BCE e l’Asset Quality Review

La BCE ha eseguito lo stress test sulle banche greche sulla base di due scenari distinti, lo scenario base prevedeva per il 2015 una riduzione del Pil ellenico del 2,3 per cento mentre lo scenario avverso, quello pessimista, prevedeva una riduzione del 3,3 per cento. Il Pil greco, che veniva dai primi due trimestri del 2015 che avevano fatto segnare un segno più, in particolare un risicatissimo più 0,09 per cento nel primo quarto ed un più sostanzioso più 0,41 per cento nel secondo, veniva quindi previsto ridursi in maniera drammatica sia nel terzo che nel quarto trimestre del 2015. Riduzione drammatica prevista sia, ovviamente, nello scenario pessimista che nello scenario di base.

La Grecia ha però sorpreso molti presentando per il terzo trimestre una riduzione del Pil pari ad appena lo 0,47 per cento, con una contrazione complessiva che nel 2015 si ferma ad appena lo 0,4 per cento.

A questo punto si potrebbe arrivare a prevedere una contrazione del Pil greco nel 2015 che non raggiunga il punto percentuale.

Esistono legami tra le limitazioni all’uso dei contanti ed il mancato crollo di Atene?

Secondo chi scrive questi legami esistono, la necessità, anzi l’imposizione dell’uso della moneta elettronica ha messo automaticamente fuori mercato i percettori a nero, costringendoli all’emersione. Il greco che avesse avuto una necessità, una perdita d’acqua a casa o una visita medica, una riparazione dell’auto o delle scarpe, ed i soldi sul conto corrente necessari per farvi fronte, è stato di fatto costretto a rivolgersi all’artigiano o al professionista  che avesse accettato il pagamento con bancomat o carta di credito. Potremmo dedurre, ma questa è e resta appunto una deduzione che il Pil complessivo greco, dove con complessivo si intenda il nero ed il bianco,  si sia ridotto in questo terzo trimestre 2015 in maniera forte ma con un impatto molto forte sul Pil nero ed una sua parziale emersione che ha contribuito a limitare fortemente la discesa del Pil bianco, del Pil ufficiale.

E la lezione?

Il divieto assoluto all’utilizzo del contante, almeno del contante cartaceo escludendo cioè il metallico, nella vita di tutti i giorni potrebbe costituire una soluzione reale e percorribile per eliminare alla radice molti dei mali che affliggono il nostro Paese. Evasione fiscale e mazzette potrebbero essere le prime e più illustri vittime di siffatto divieto ma di certo non le uniche.

E l’opportunità?

Per i trader più propensi al rischio la Grecia, pur persistendo alcuni limiti alle operazioni, sta diventando una sorta di Eldorado. Gli scostamenti violentissimi delle quotazioni dei titoli prezzati sulla, piccola, borsa di Atene assicurano a chi prende il treno giusto al momento giusto e ne salta giù in cima alla salita ottimi ritorni nel giro di poche ore. Ma esistono occasioni anche per il piccolo cassettista che, dotato di nervi d’acciaio e coronarie salde, voglia provare l’ebbrezza di tentare la scommessa su titoli che quotano sui minimi storici e che potrebbero portare ad ottimi rendimenti, o alla perdita completa del capitale investito.

Ad esempio la Banca Nazionale di Grecia, che è quotata al Nyse con la sigla di NBG, che oggi ad ora di pranzo   lasciava sul parterre poco meno di un terzo del suo valore con una quotazione pari a circa un quarto di euro potrebbe dare qualche soddisfazione a chi decidesse di metterci, non utilizzo il termine investire in quanto non ritengo si possa definire propriamente un investimento,  qualche soldo.

In bocca al lupo.

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