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Oltre 200 opere esposte per sondare il contributo dell’artista romano all’esuberanza del pensiero contemporaneo

ROMA – Alternativo, innovativo, rivoluzionario, sovversivo, incondizionatamente anticonvenzionale. Pablo Echaurren, artista di multisfaccettata natura, è questo e molto altro. Minimalista, antiaccademico, concettualista, poliedrico, estremamente prolifico, al di sopra delle parti, un primus inter pares che non ostenta alcuno statuto privilegiato, alcuna superiorità intellettuale: semplicemente li dimostra, votandosi al superamento dell’arte a favore della forza creatrice della vita. 

A lui, alla sua arte-non-arte, è dedicata un’ampia mostra monografica – Pablo Echaurren. Contropittura – ospitata all’interno della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e curata da Angelandreina Rorro col sostegno del MiBACT.

Un percorso espositivo accuratamente arrangiato, che si snoda dagli anni Settanta a oggi e che si propone di far conoscere al grande pubblico un genio multiforme non ancora elevato al gusto “di massa”. (E che forse tale mai sarà, in quanto portavoce di un messaggio storicamente minoritario, paladino di una coscienza critica che, malgrado il crescente interesse, stenta a radicarsi nel tessuto connettivo dell’Italia ipermediatizzata). Un’ambizione del tutto legittima, quella della GNAM, che soddisfa le aspettative e che appaga il gusto personale di chi affronta l’espressione artistica senza preconcetti né paraocchi.

Sin dalla prima sala dedicata, si mette alla prova la capacità interpretativa del singolo, la sua apertura al nuovo, all’altro, al diverso. Dietro ad acquarelli e smalti su carta dal tratto naïf – i cosiddetti “quadratini”, lavori d’esordio simili a francobolli gli uni attaccati agli altri – affiora il fil rouge della riflessione filosofica di Echaurren: l’impegno politico, la militanza. Aspetto chiarificatore, nonché fulcro fondante attorno al quale si impernia l’intero corpus di tele, disegni e collage esposti; una costante che, anche quando non lampante, appare coesa e coerente, fuori da ogni ambiguità apparente.

È su questo solco che titoli curiosi, addirittura divertenti seppur mai banali, s’inseriscono nell’opera, divenendone parte integrante con una funzione didascalico-pedagogica: permettendo di decodificare la realtà – appositamente frantumata, polverizzata, quasi atomizzata – si fa luce sulla sua intrinseca complessità. Che siano a tema erotico-sentimentale (“L’amavo follemente ma lei continuava a fare finta di niente”), storico (“A caccia di uova di dinosauro col binocolo”) o attuale (“Dall’utopia alla scienza”), o che siano a sfondo politico (“Basta con i padroni, con questa brutta razza!”) o esistenziale (“Chi di voi si è creato un mondo personale al di sopra della realtà, alzi la mano”), ogni “quadratino” parla da sé e si racconta con grande evidenza espressiva.

Un connubio inscindibile fra Verbo e Azione, in cui lo scritto s’interseca col muto alfabeto dell’atto creativo, fatto di simboli che si sovrappongono e di colori vivacissimi che informano. Motivi bellici, animali fantastici, teschi e occhi, segni e croci, soggetti-non-soggetti che mescolano rosso, giallo e blu nel corpo, oltre al nero e al bianco per darne un certo risvolto. Le immagini galleggiano in una dimensione irreale, a prima vista scollegate, in realtà del tutto connesse; le parole fluttuano in libertà, toccando punte di veemenza e comunicabilità degne della furia iconoclasta futurista.

Esemplificative in tal senso le scritte murali, in cui spicca violentemente la tensione critica e sociale che permea l’analisi intellettualmente lucida del lavoro di Echaurren: una polemica totalizzante, palesemente schierata e, a torto o a ragione, condivisibile. Si scaglia contro il Dio Denaro, la mercificazione dell’arte, la reificazione dell’umanità, la monetizzazione del bene immateriale per eccellenza, la creatività. E ancora: le tematiche ambientali, gli avvenimenti contingenti, la repressione di Piazza Tienanmen, la caduta del Muro, la fine della Guerra Fredda, gli strascichi del crollo del mondo bipolare, la guerra del Golfo, i dibattiti sul nucleare. Una philosophia vitae assurta a religione personale: una “religione murale”.

In questo clima di mobilitazione generale, a emergere per atipicità sono i richiami agli Indiani Metropolitani, esponenti del ramo più libertario del Movimento del ’77 [di estrema sinistra, NdA], cui è dedicata l’ala di gran lunga meglio documentata dell’esposizione, quella centrale. Sull’onda di un linguaggio comunicativo nuovo e avanguardistico, al ritmo della parola d’ordine – “grido di battaglia” – OASK?!, Echaurren si vota a un’arte irriverente, dissacratoria nei riguardi dello status quo e alquanto pungente verso il mondo illusionistico, semplificato e falsato dei media.

Il mezzo artistico diviene, sotto quest’ottica, uno strumento d’intervento politico, per risvegliare dal torpore e indurre il germe del dissenso nelle pratiche del quotidiano: una violenza illustrata, quella di Echaurren, che auspica la collettivizzazione dell’arte per ribaltare la percezione dell’immediato, per andare al di là della sedicente verità propinata, oltre a quelle formule preconfezionate che si stagliano come unilaterali note a margine della realtà.

Dinanzi a una visione disincantata del presente, l’ironia di Echaurren raggiunge anche altre vette, sprigionandosi in collage e tecniche miste, commistioni di materiali, persino nell’utilizzo di pigmenti naturali, che lasciano sbigottiti per l’estrema semplicità, per la sistematizzazione e la scientifica linearità, per il contrasto con l’opera precedente, per la stridente discontinuità di stile.

Una “contropittura”, dal principio alla fine, che non richiama all’ordine ma che dà da riflettere, fomentando un moto di ribellione che stimola corde dapprima inascoltate. Un’esperienza nell’esperienza per sentirsi parte di quel cambiamento che vorremmo vedere nel mondo, là fuori.

Pablo Echaurren. Contropittura

20 novembre 2015 – 3 aprile 2016

A cura di Angelandreina Rorro

Col patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAM)

Dove

Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Viale delle Belle Arti, 131

Roma

Orario

Tutti i giorni 08:30-19:30 (ultimo ingresso 45 minuti prima della chiusura)

Costo del biglietto

Intero € 8,00

Ridotto € 4,00

Gratuito minori di 18 anni

Contatti e informazioni

Telefono: 06 32298221  

E-mail: [email protected] / [email protected] 

Sito web: http://www.gnam.beniculturali.it/

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