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Quanto siamo aperti a valutare senza giudizio le posizioni altrui?

Capita che una situazione osservata da due persone, viene descritta in modo differente perché ognuno la guarda dal proprio punto di vista attraverso i propri valori, schemi e filtri interpretativi.  

Capita di usare uno stesso metro di valutazione per uno stesso fatto avvenuto anche in contesti, momenti ed a persone differenti e, al contrario, di valutare il medesimo evento in modo diverso, anche in considerazione delle diverse circostanze di tempo, luogo, ecc.

Capita anche di usare due pesi e due misure per valutare fatti successi a noi stessi e ad altri.

Capita di dare molto valore  a cose che per altri sono meno importanti, o viceversa dare poco valore a cose che per gli altri sono molto importanti.

E’ giusto avere una propria opinione sui fatti ma, se non  ascoltiamo con la massima apertura la posizione degli altri, perdiamo l’occasione di poter imparare qualcosa. Ci perdiamo una possibilità di comprendere, di  confrontarci anche con nuovi schemi di valutazione, di essere meno giudicanti.

Osserviamo noi stessi, senza rivolgere l’attenzione agli altri, osserviamo semplicemente noi stessi nei vari cambiamenti avvenuti nella nostra Vita, mi piace definirlo  ” l’io nel tempo”: sono sempre io, ma il tempo e la vita mi può aver fatto cambiare posizione rispetto ad alcuni aspetti del mio passato?

Poniamoci alcune domande:

Rispetto ad un certo fatto come la pensavamo 20 – 10 anni fa? Avevamo le stesse posizioni di oggi su tutto? Se c’è stato un cambiamento a cosa è dovuto? Come è mutato il nostro pensiero a riguardo? Quanto eravamo certi di non cambiare mai un punto di vista e poi ci siamo trovati a vivere il contrario? Inoltre, che differenza c’è fra comportarsi in modo uguale con tutti o essere equi con tutti? Cosa è vero e cosa è verità ? Quante volte, per formulare il nostro giudizio, abbiamo valutato anche il contesto in cui avviene un’azione? Con quale metro giudichiamo le nostre azioni, con quale metro valutiamo quelle degli altri?

Mettersi nella posizione dell’altro è sempre un po’ scomodo. Significa mettere un po’ da parte il nostro ego e lasciar passare messaggi esterni dentro di noi, accettare la diversità del pensiero altrui, per mettere in discussione il nostro.

A volte non accettare il pensiero altrui è una posizione comoda, poiché ciò implicherebbe fare delle scelte diverse da quelle che mi hanno portato ad essere la persona che sono oggi, smontare un castello di certezze che ci fa vivere sicuri (“comfort zone”). 

A volte, semplicemente, non si è pronti ad accettare nuove visioni delle cose; riferendoci ancora  “all’io nel tempo” chissà, se nel futuro, al momento giusto, magari fra un anno, 10 o 20, vedremo le cose in modo totalmente diverso? Mi è capitato spesso sentire dai miei clienti la frase “non pensavo mi potesse mai accadere, e invece…”. 

Ma la cosa bella è che è vero tutto e il contrario di tutto. Possiamo scegliere di aprirci a nuove possibilità o meno. Comunque faremo avremo ragione. E’ nostra la scelta.

Il Coach apprende, fin dai primi momenti, che la capacità più importante da sviluppare nella sua professione è quella di osservare ed ascoltare senza giudicare. Ma lo sviluppo della capacità del non giudizio può essere utile a tutti, sia nella vita personale che professionale. 

Sospendere il proprio pensiero e seguire il discorso di un interlocutore, senza parallele interpretazioni, ci offre l’opportunità di comprendere anche l’argomentazione più distante da noi e dal nostro pensiero.

 Si tratta di una capacità che va allenata costantemente, astenendoci dal decodificare ciò che sta dicendo il nostro interlocutore, attraverso i nostri parametri di giudizio e i nostri valori, schemi acquisiti durante la nostra vita.

Vi è capitato, ascoltando un amico, di avere la sensazione di sapere dove vuole arrivare, interromperlo e di concludere voi il suo discorso sentendovi dire frasi del tipo “non era questo che volevo dire”?

Ecco, in questa situazione si è applicato un nostro schema mentale: abbiamo decodificato parte del discorso e tratto conclusioni affrettate.

Vi è capitato di sentire la vocina interna che, mentre parla qualcuno, ci dice: “sta dicendo questo, ma in realtà dietro c’è quest’altro”. E mentre seguite il vostro pensiero vi siete persi pezzi del suo ragionamento che va da tutt’altra parte.

Certo, a volte l’intuizione funziona, specie se conosciamo bene l’interlocutore, ma è tanta l’abitudine di seguire i nostri “rumors” interni, che lo si fa in tutte le situazioni. A volte rischiamo di  sbagliare anche con chi meglio conosciamo.

Ecco, questo è un silente modo di esprimere un giudizio: mi sta dicendo questo per questo motivo, lo sento, ed è così. E’ una delle cose più facili da fare, poiché ognuno di noi si porta dietro un bagaglio di abitudini che ci porta a giudicare gli altri ed a catalogare gli eventi secondo le proprie esperienze pregresse.

Come spegnere il nostro elaborare mentre ascoltiamo? Stando alle parole, ascoltando! E’ vero, spesso di dice di ascoltare il non detto, ma si intende il non detto dell’altro, non la nostra interpretazione di ciò che l’altro non ha detto. Seguire il filo del discorso altrui e, nel dubbio, porre domande per comprendere se si è compreso! Attraverso il coaching è possibile affinare la capacità di ascolto attivo e di fare domande efficaci, utili alla comprensione del contesto.

Il giudizio, intendendo in tal senso la rilettura dei fatti ascoltati attraverso i nostri filtri interpretativi, è parte di noi quasi ci sentissimo in possesso della sfera magica che ci permette di predire gli esiti di una conversazione. 

Cosa si rischia? 

Si rischia intanto di perdere  l’opportunità di nuovi apprendimenti, di non arrivare a conoscere l’altro, ma di fermarci al nostro giudizio. Si rischia di non esser in grado di dare un contributo utile all’evento comunicativo. Si rischia di perderci parti importanti del discorso. Si rischia di non comprendere e valutare in modo efficace il punto di vista altrui.

Come vincere questa tendenza?

La chiave di volta non è imparare a sospendere il giudizio, quanto l’accorgersi di quando si attiva la modalità giudizio parallelo. Lasciar andar velocemente e non seguire il pensiero parallelo che ci fa arrivare alle nostre conclusioni, ma focalizzarsi, fino alla fine del discorso, sulle parole del nostro interlocutore. Aspettare e chiedere per comprendere. La domanda, piuttosto che l’affermazione, è uno strumento potente per sintonizzarsi con l’altro. 

L’opportunità per noi: aprirsi a nuove possibilità di conoscenza, non fermarsi ad un livello superficiale di interpretazione dei fatti. Sapere di più e cose nuove, magari giuste magari meno, ma che appartengono a persone diverse da noi, dimostrando rispetto per l’altro.

Faccio un esempio che viene dalla mia esperienza professionale. Se si rivolgono a me dieci persone, che intendono raggiungere lo stesso obiettivo, se io seguissi la mia intuizione e i miei schemi, li porterei tutti sullo stesso piano di azioni, facendo leva sulle stesse capacità: le mie!!!! Ciò è fallimentare, perché ognuno deve scegliere il suo percorso, in quanto il più adatto a se stesso, alle proprie possibilità, tempi e capacità..  Pazientemente invece e con allenamento,  con grande fiducia nelle loro capacità personali, spengo ogni mio pensiero (e il mio ego) e, attraverso un percorso differente  per ognuno, li accompagno verso l’obiettivo. Sapete cosa succede di meraviglioso? Le persone mi sorprendono sempre perché hanno idee migliori delle mie!Mi si apre la mente rispetto a più possibilità, mentre  loro realizzano i propri desideri.  Scopro alternative al mio pensiero, ai miei schemi, alle mie esperienze. I dieci  Clienti mi insegnano 10 percorsi diversi per arrivare alla soluzione e la mia mente scopre strade nuove e ingegnose. E di ciò  li ringrazio! 

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