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ROMA – Non condivido i toni trionfalistici di alcuni giornali e media che titolano: “l’Italia non è il Paese più corrotto d’Europa, è al penultimo posto preceduta da Grecia e Romania”.

A mio giudizio, c’è poco da gioire poiché questo dato conferma la pessima reputazione del nostro Paese sul fronte delle tangenti e della corruzione tenuto conto anche del fatto che negli ultimi due anni l’Italia è rimasta ferma al palo, superata – tra i paesi dell’Ue – persino da quelli considerati molto corrotti come Grecia e Romania. Se si vuole essere onesti, bisogna riconoscere che la strada è ancora molto lunga e insidiosa, ma con una seria politica di prevenzione e di repressione risultati concreti si possono raggiungere. Va anche evidenziato, nonostante gli ultimi interventi normativi – la legge Severino in primis – e l’impegno dall’Autorità nazionale anticorruzione, che la corruzione resta endemica e la nostra cattiva reputazione, soprattutto nel campo degli investimenti, continua a godere ottima salute nel mondo. Da esperto della materia devo anche dire che non esiste un modo affidabile per calcolare livelli certi di corruzione di una Nazione sulla base di dati oggettivi. L’unico dato attendibile è la corruzione “palese” che emerge dal numero di tangenti scoperte e dal numero di processi penali in corso. In questo contesto, il nostro Paese non eccelle data la profonda crisi che sta vivendo in questo momento storico l’organizzazione giudiziaria. Per compiere un vero salto di qualità importante, occorre costruire un vero sistema di prevenzione e repressione di questi crimini e attribuire un ruolo più incisivo alla società civile. Occorre riportare in primo piano i valori della legalità e della trasparenza amministrativa e fare in modo che la nostra burocrazia sia imparziale, trasparente e rispettosa delle regole. Tra i titoli “trionfalistici” e la realtà purtroppo c’è una bella differenza, l’indice di corruzione percepita è notevolmente diverso da quella reale e i livelli di corruzione “sommersa” rappresentano una cifra oscura che in tanti ritengono di molto superiore a quella stimata. I cittadini devono fare la loro parte  facendo pressione sul sistema affinché cambi. In questo Paese siamo arrivati alla situazione paradossale di avere dei condannati che fanno le leggi. C’è bisogno di un forte rinnovamento della classe dirigente per poter affrontare i nodi del Paese in modo serio e credibile. C’è molto da fare e se si vuole la corruzione può essere ridotta ai minimi termini: il vero problema è volerlo realmente!

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