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ROMA – All’età di 84 anni è scomparso Umberto Eco, uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, mente straordinaria e poliedrica, raffinata e profonda, in grado di abbracciare la totalità del sapere, oltre che lo spirito della contemporaneità.  Il mondo intero piange oggi questo assoluto protagonista della cultura del XX e XXI secolo.

“Un gigante della cultura mondiale”  così lo ha definito il Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini. “La sua verve, il suo intuito, il suo pensiero lungo, la sua visione originale sono parte integrante di una personalità che mancherà non solo a tutti coloro che lo hanno conosciuto, ma all’intera società” ha detto Franceschini, che ha ricordato una particolare lectio magistralis del grande intellettuale agli 83 ministri della cultura, riuniti all’Expo per sottoscrivere la Dichiarazione di Milano, per la tutela del patrimonio culturale mondiale nelle aree di crisi. In quell’occasione Eco sottolineò proprio l’importanza della cultura, come elemento di salvezza in un mondo globalizzato, affermando come la cultura sia “fondamentale per la comprensione reciproca in un mondo in cui le diverse culture vivono in continuo contatto”.    

Vittorio Sgarbi  lo ha definito “l’ultimo titolare del pensiero universale, un enciclopedista che ha dato la misura della memoria del mondo nel ‘900 come solo Benedetto Croce e Jorge Luis Borges hanno fatto”. 

Una intelligenza “luminosa” quella di Eco,  applicata a tutti i campi del sapere, dalla filosofia, alla letteratura, all’arte fino alla comunicazione di massa. In questa poliedricità risiedeva probabilmente la sua forza, ma anche nella capacità di coniugare il pensiero filosofico alla cultura di massa, riuscendo davvero a “parlare” a tutti, mescolando differenti registri. Da grande conoscitore della parola riusciva infatti a “maneggiarla” con irresistibile destrezza, combinando, con naturalezza, ironia e saggezza, fino a rompere schemi consolidati, da vero uomo libero, quale è sempre stato fino all’ultimo istante della sua vita. 

Anche il quotidiano francese Le Monde oggi ha voluto ricordarlo. Eco era infatti amatissimo anche oltralpe e lui stesso non aveva mai nascosto il suo profondo legame con la Francia, definita addirittura “sua seconda Patria”. La notizia della sua morte ha quindi destato grande commozione tra politici, intellettuali artisti, oltre che comuni cittadini. Nel 2012 l’ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, lo decorò con il grado di ‘Commandeur de la Legion d’Honneur’, la massima onorificenza della République.  

Nella versione online Le Monde ha titolato “Morte del più erudito dei sognatori”, mentre nella versione cartacea ha pubblicato un suo ritratto, intitolandolo “Umberto Eco, maitre des mots”, “maestro di parole”, ricordando la sua grandezza di umanista e semiologo, indagatore di segni e parole, oltre che di ogni campo del sapere. 

Nel 2009, scelto dal Museo del Louvre come guest curator, Eco aveva ideato un ricchissimo programma multidisciplinare intitolato “Vertigine della lista”, spiegandolo in questi termini: ”In fondo, anche un museo come il Louvre è una sorta di lista aperta, perché non solo non si è mai sicuri di averlo visitato tutto, ma al suo interno ci si può muovere seguendo percorsi sempre diversi. Inoltre, le opere d’arte reali c’invitano sempre ad immaginarne altre possibili. Insomma il museo è una lista sempre viva”. 

Le arti visive furono infatti un’altro campo d’interesse mai abbandonato da Eco, basti ricordare la sua collaborazione con Eugenio Carmi, grande artista, scomparso solo qualche giorno fa, o l’ultima Biennale di Arte di Venezia del 2015, in cui il grande intellettuale ha lasciato una sua testimonianza tramite la video installazione di Davide Ferrario sul concetto di memoria. 

E la sua memoria è quella che rimarrà scolpita nella mente di tutti grazie al suo inestimabile lascito culturale.

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