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Squat (Seconda parte)

Prima del grande passo voleva tenere sotto controllo la situazione, vedere se c’era qualcuno che si fosse accorto del lucchetto.

Passò una settimana ed il lucchetto era ancora rotto, nessuno lo aveva cambiato.

“Bene” pensò “oggi si entra!”. Svegliato, dopo quella che sarebbe stata una delle ultime docce, si diresse con Tebra nella loro futura dimora. Tebra era contenta di poter camminare libera per il campo, senza macchine. Entrati, i due si sparsero per la casa. C’erano oggetti qua e là, alcuni vecchi quadri, un sofà, un tavolo, delle sedie buttate a caso e del mobilio stile metà novecento. La casa aveva un piano di sopra dove c’erano le stanze. In effetti c’era quella che poi sarebbe diventata la stanza da letto ufficiale, che era grande come l’appartamento di Sil e un’altra più piccola che Sil avrebbe tenuto per gli ospiti. Il bagno era un po’ indecente, ma non si poteva pretendere tutto. Tornati al piano di sotto andarono in cucina il cui mobilio era stato portato via, si poteva vedere ancora la forma di questo dal segno lasciato sul muro. Quindi non ci sarebbe stato un forno per la pizza. Sil cominciò a mettere un po’ in ordine il tutto e nei giorni successivi si preoccupò di cominciare a portare quello che gli serviva nella nuova dimora. Per farsi da mangiare avrebbe inizialmente usato delle scatolette di cibo per cani come fornello riempite di alcool etilico. C’era un camino in casa che avrebbe rappresentato una salvezza. Per l’acqua incontrò il rubinetto che poi riuscì ad aprire. Stava arrivando anche la primavera sicché niente poteva essere così perfetto.

Per il materasso avrebbe preso quello della casa in cui era ed in più chissà uno di quelli che la gente il primo martedì del mese buttava via e lasciava per strada. Tutto sembrava andare per il meglio, ora la seconda fase era non dirlo a nessuno. Le cose cambiavano per tutti, ma per Sil non è che stessero cambiando in meglio. Anche se animato da questa nuova situazione di avventura, c’era di mezzo la sua vita; praticamente grazie alla società era un senza tetto, era costretto a vivere in maniera non di certo decorosa. Scaldato un pezzo di fumo, dopo la giornata di duro lavoro si sedette sul suo divano e si mise a leggere un libro. Quel giorno era stato intenso, chissà chi viveva lì vicino, se lo avessero beccato……..  A cosa andava incontro? Nemmeno lui poteva immaginarselo, d’altra parte Sil non poteva immaginarsi nemmeno cosa avrebbe fatto le dieci ore successive. Una chiamata interruppe il silenzio della sua stanza, era Paco che gli chiedeva se quella sera avesse voglia di fare un giro. Sil anche se era stanco aveva voglia di fare due chiacchiere, soprattutto perché doveva aggiornarsi per il suo lavoretto. Incontratisi i due colleghi cominciarono a bere subito. 

“Come va Sil? È da un po’ che non ci si vede….” “Già Paco, ma ho la vita che è un casino, non so nemmeno cosa farò domani….” disse Sil sorseggiando la sua bibita. “Sai di quel ragazzo che hanno arrestato…. alla fine gli daranno dieci anni!” disse Paco riferendosi a quel giovane che era stato preso senza prove per appartenenza a banda armata. Sil non poteva crederci, a quel povero ragazzo stavano rubando la vita. Pensando a queste cose l’odio verso il mondo stava crescendo sempre più. La notte proseguì e gli stati emozionali si ampliarono, le porte della percezione un’altra volta si aprivano e davano luce a quella verità che nella quotidianità ci è nascosta e che gli stimoli esterni ci impediscono di vedere. I pensieri andavano a mille, i colori si intensificavano, Sil avrebbe potuto osservare un qualsiasi oggetto per ore, si fissava su particolari a cui normalmente non avrebbe fatto caso. Qualche volta si perdevano in risate spontanee altre in momenti di preoccupazione. Il fatto di esplorare l’altra faccia della realtà  spingeva Sil a scrivere qualcosa sulla sua agenda, ma non ci riusciva, quelle cose umane, inventate dall’uomo, lo facevano sentire male, lo facevano ricadere negli schemi di quel sistema tanto odiato. Attimi di palpitazione, minuti di silenzio, la gioia più profonda e la malinconia si davano i turni nella mente di Sil che inerme si faceva trascinare da quell’effetto psicotico in cui era immerso. Gli alcolici e l’erba sicuramente ne accentuavano gli effetti. Quella notte le cose gli apparvero più chiare, aveva capito che non esiste nessun ordine, nessun senso, la natura agisce e basta, non esiste la razionalità fatta di effetti o cause. La luce cominciava a farsi avanti e le pupille degli occhi stavano tornando normali. La stanchezza per gli eccessi della nottata condusse Sil senza forze a casa. Si mise nel letto e dormì praticamente per tutto il giorno successivo. 

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