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ROMA – L’efferrato omicidio che si è consumato a Roma ai danni di una ragazza di appena 22 anni, ha scosso tutta Italia.

La ricostruzione fatta dagli investigatori, grazie anche alle immagini riprese dalle telecamere sul vicino luogo del delitto, fanno luce su un episodio che lascia completamente spiazzati per la durezza e la crudeltà, ma anche per l’indifferenza di chi, sempre più spesso, assiste inerme alla spietata ferocia per le strade delle nostre città.

Sara Di Pietrantonio forse si era accorta troppo tardi della persona con cui si era messa: gli amici hanno parlato di una “storia malata”, come ha riferito il capo della Squadra Mobile della Capitale, Luigi Silipo, durante la conferenza stampa. “Se e’ vero che non e’ stata mai malmenata e’ altrettanto vero – ha detto sempre Silipo – che nell’ultimo periodo ha subito una violenza psicologica enorme da questo amore malato. La relazione con il 27enne Vincenzo Paduano, ora in carcere, e’ durata per circa due anni, poi trasformata in un rapporto morboso in cui si sono lasciati almeno 3 volte.

Da poco Sara aveva iniziato una nuova relazione. Il fermato però la seguiva e l’ha seguita anche in quella tragica notte, quando ha pensato e messo in atto il suo diabolico piano omicida. Prima l’ha tamponata con l’auto  per indurla a fermarsi, e poi  una volta raggiunta ha iniziato a cospargere di alcol lei e la vettura sulla quale viaggiava. Sara però è riuscita a fuggire, mentre l’omicida dava fuoco all’automobile, ma poi l’ha raggiunta mentre correva disperatamente per strada gridando aiuto e l’ha bruciata viva. Intanto qualche macchina era passata assistendo alle richieste di aiuto della ragazza, ma nessuno si è fermato. “Avevamo paura per la nostra incolumità”, hanno detto successivamente agli investigatori gli automobilisti che hanno incrociato Sara nella sua corsa disperata per Via della Magliana con gli abiti già bagnati di liquido infiammabile. Devono essere stati terribili gli ultimi momenti di questa giovanissima donna, durante i quali, non solo nessuno si è degnato di fermarsi, ma neppure di fare una chiamata alle forze dell’ordine per avvisare quanto stava accadendo. Una barbarie consumata nell’indifferenza generale di un popolo menefreghista e omertoso. Nessun tentennamento, invece, da parte dell’omicida che, compiuto l’insano gesto, se ne è andato in tutta serenità. Non esistono parole per descrivere un atto di una violenza estrema come questo e non ci sono motivi validi che possano giustificarne le cause di una vita stroncata a soli 22 anni. 

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