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GENOVA –  Un giovane genovese ha manifestato pubblicamente, su Facebook, la propria soddisfazione per lo sgombero della comunità Rom che viveva in ripari di fortuna a Sampierdarena, sul Lungomare Canepa.

Gli ho risposto con il seguente messaggio, una lettera che invio anche al sindaco e alla giunta della città di Genova, chiedendo loro di riflettere sull’impatto che il rifiuto dei poveri e degli emarginati ha sulla popolazione più giovane. Il Comune di Genova in più occasioni non si è dimostrato insensibile al dramma della povertà che colpisce il popolo Rom e all’intolleranza istituzionale che è ancora ben presente nei suoi confronti. Spero di aver trovato nel mio cuore e nella mia coscienza le parole adatte sia per indurre il ragazzo a riflettere, sia per instillare un “ragionevole dubbio” nelle istituzioni della città della lanterna. 

“Caro ragazzo, le famiglie sgomberate a Sampierdarena, che ho conosciuto, sono composte da persone molto povere, ma molto umane e unite. Due ragazzi hanno la tua età e i tuoi stessi sogni di una vita serena. Uno di loro, che fa parte di una famiglia costretta ad avventurarsi verso il nulla, non riusciva a smettere di piangere, ma senza lamentarsi, quando ho dato una mano ai suoi cari. Piangeva per i fratellini più piccoli e perché vedeva i suoi genitori trattati come bestie. Tu hai scritto “Che bello aver visto tutto in diretta”. E’ vero, hai diciotto anni, ma per me è molto triste leggere le tue parole, anche se la tua crudeltà è inconsapevole. Mi pongo sempre con amicizia verso i giovani, ma quando leggo certe tue affermazioni, la mia fede nelle nuove generazioni vacilla. Non ti dico che sei “razzista”, ma solo che non hai ancora il dono dell’umanità. Forse devi conoscere il dolore, la solitudine, l’umiliazione per imparare a distinguere il bene dal male. Prima o poi queste cose raggiungono tutti noi. Non offenderti se la prossima volta che leggo frasi di quel tenore cancello la nostra amicizia (che poi amicizia non è: vi è solo la coincidenza di una conoscenza in comune). Non desidero polemizzare con te e il tuo animo è ancora troppo acerbo perché io possa sperare di trasmetterti concetti di vita un po’ più nobili rispetto all’odio e al rifiuto. Ovviamente, il mio augurio è che tu viva una vita piena e felice. E che impari a non giudicare gli esseri umani dal loro stato di povertà, ma dalla natura del loro animo. Nel loro animo, le persone non sono diverse fra loro, anche se alcune fra loro sono costrette a soffrire e non possono vestire panni eleganti. Ci vorrà tempo, se sarai così fortunato, ma il tempo non ti manca, per fortuna. Roberto”.

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