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La Corte dei Conti conferma, la scuola pubblica al centro di tagli poderosi

ROMA – Nella sua ultima relazione sulla Pubblica Amministrazione, la Corte dei Conti conferma quanto da anni sosteniamo: la scuola pubblica ha subito vistosi e importanti tagli da parte di tutti i governi che si sono di volta in volta succeduti negli ultimi anni.

La Corte stigmatizza il fatto che i tagli sono avvenuti sia sul piano del personale della scuola, ovvero del lavoro vivo, che sul piano dei redditi. Presidi, insegnanti, docenti, personale tecnico amministrativo e collaboratori scolastici hanno subito una riduzione significativa dai governi Berlusconi, Monti, Letta e Renzi. Basti pensare che, ad esempio, per il personale ATA si sono persi circa 20.000 occupati. Ma anche sul piano del reddito, la spesa generale è scesa del 16,2%, passando da 33miliardi e mezzo a 28 miliardi.

A nulla valgono perciò le giustificazioni dettate alla stampa dal sottosegretario Faraone, che vanta una scuola partorita dalla immaginazione di questo governo. Vogliamo rammentare infatti che i redditi si risollevano strutturalmente solo grazie al rinnovo del contratto nazionale e non con i bonus farlocchi, che sembrano mance piuttosto che diritti. E quanto ai docenti assunti, ricordiamo che in buona parte si tratta di stabilizzazioni anche come conseguenza della sentenza della Corte di giustizia europea. Diciamola com’è: la riforma Giannini non ha risolto nessuno dei problemi strutturali, occupazione e redditi, qualità della scuola sollevati anche dalla Corte dei Conti, e questo governo prosegue nella sua opera di propaganda che ormai non convince più nessuno. Come abbiamo detto più volte, soprattutto in occasione dello sciopero generale della scuola del 20 maggio, è centrale e decisivo procedere subito al rinnovo dei contratti e cambiare la pessima legge 107 garantendo accesso al sapere per tutti e l’innalzamento dei livelli di istruzione.

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