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ROMA – “I target nazionali, inclusi nella proposta di regolamento adottata oggi dalla Commissione, sono inadeguati e deboli rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi per fronteggiare la crisi climatica in corso.

L’Europa dimostri con i fatti la leadership nell’azione climatica globale rivendicata a Parigi e si impegni a ridurre veramente le sue emissioni complessive di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Per farlo è necessario aumentare i target rispetto al 2005 per i settori non-ETS (trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti) dal 30%al 45% e per i settori ETS – centrali elettriche e gran parte degli impianti industriali – dal 43% al 60%. Un obiettivo ambizioso, raggiungibile sia dall’Europa che dall’Italia, e indispensabile non solo per dare gambe all’Accordo, ma soprattutto per contribuire allo sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire”, dichiara Mauro Albrizio, direttore dell’Ufficio Europeo di Legambiente.

Secondo il Rapporto di Ecofys per il Parlamento europeo, solo con il raggiungimento congiunto degli obiettivi del 30% di rinnovabili e del 40% di efficienza energetica si realizzerebbe una riduzione delle emissioni climalteranti del 54%. Legambiente ricorda che in Europa ci sono tutte le condizioni per poterlo fare. L’Europa ha già un trend di riduzione delle sue emissioni del 30% al 2020.

“Rivedere l’attuale impegno di riduzione del 40% – aggiunge Albrizio – è pertanto possibile senza grandi sforzi e con un impatto positivo sull’economia europea. È ormai provato che l’azione climatica fa bene alla nostra economia. Nel periodo 1990-2014 si è registrato un forte disaccoppiamento tra riduzione delle emissioni ed aumento del PIL. Mentre le emissioni sono diminuite del 24.4%, il PIL europeo è invece aumentato del 47%”.

Per raggiungere l’obiettivo del 55% entro il 2030 rispetto al 1990, l’Italia deve incrementare i target per i settori non-ETS dal 33%, proposto oggi dalla Commissione, al 49%. Un obiettivo impegnativo, ma non impossibile da raggiungere. Nel 2014, infatti, il nostro paese ha già registrato in questi settori rispetto al 2005 una riduzione del 22.4%. Risultato di già superiore all’obiettivo previsto dalla normativa per i settori non-ETS attualmente in vigore che prevede per l’Italia una riduzione del 13% al 2020.

Legambiente, inoltre, ribadisce che per adeguare gli impegni attuali, è indispensabile prevedere nel regolamento un meccanismo di revisione automatica dei target nazionali (al momento non previsa dalla proposta adottata oggi dalla Commissione) in modo da semplificare la procedura legislativa e attuare tempestivamente la revisione degli impegni che nel 2018 l’Europa è chiamata ad assumere nell’ambito dell’Accordo di Parigi. Revisione che dovrà comunque essere effettuata nel corso dei negoziati sulla Brexit, visto che i target nazionali proposti oggi includono anche il Regno Unito.

La palla passa ora a Parlamento e Consiglio che devono trovare un accordo sul testo finale del regolamento entro la fine del 2017, in modo da essere pronti per la revisione degli impegni previsti nel 2018 dall’Accordo di Parigi.

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