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Todi Festival. Eugenio Guarducci, un manager alla serotonina

Intervista a Eugenio Guarducci, manager alla serotonina per combattere la depressione del teatro italiano, inventore di Eurochocolate e nuovo direttore del Todi Festival che si terrà dal 27 agosto al 4 settembre

TODI – Da Eurochocolate al Todi Festival. Cosa hanno in comune queste due sfide e in cosa si distanziano?

In tutti e due i casi parliamo di cultura. Da un lato una cultura materiale rappresentata da un prodotto, la cioccolata, che nel nostro territorio ha un valore e una presenza significative, e dall’altra di saperi artistici, che hanno bisogno di essere interpretati attraverso degli eventi, in una prospettiva di industria culturale. Le sfide sono, però, anche diverse. Eurochocolate ha un target molto più ampio, la cioccolata piace a tutti. Per avvicinare il pubblico all’arte serve invece un impegno maggiore.

Succedendo al fondatore Silvano Spada, lei ha preso quest’anno le redini del festival, giunto alla trentesima edizione. C’è un filo rosso che lega i numerosi eventi della manifestazione?

C’è un filo rosso che lega questa edizione con le precedenti, con l’esperienza quindi di Silvano Spada, che ha dato al festival alcuni tratti distintivi: innovazione, ricerca e sperimentazione. Abbiamo aggiunto elementi di contaminazione che fino ad oggi non erano mai stati protagonisti: abbiamo cercato di portare avanti uno sforzo di originalità.

Quali sono quindi le novità?

Prima di tutto il coinvolgimento di quelle che potremmo chiamare le “periferie”, ma che, in realtà, in Umbria, sono borghi, sono colline. Non saremo quindi solo nel centro storico di Todi, ma anche in altri luoghi, proprio per questo programma che chiamiamo “Around Todi” e che ci porterà al Castello di Petroro, all’Arena Francisci, all’ ex granaio di Montenero, alla piazza di Izzalini. Inoltre ricorderei l’ingresso nel cartellone del circo contemporaneo, ma anche della musica elettronica, il tema del doppiaggio, che viene interpretato attraverso un focus sui Simpson guarda caso, festeggiano i trent’anni, tema che ritorna anche con uno spettacolo su Peggy Guggenheim che racconta appunto i trent’anni di questo personaggio della cultura internazionale a Venezia. Non c’è mai una replica nel nostro Festival, il pubblico potrà assistere a 11 debutti teatrali.

C’è poi il progetto TEATROXCASA…

Questa iniziativa viene da una nostra precedente esperienza. La nostra agenzia ha dato vita al Festival della Sharing Economy a Ferrara e in quell’occasione siamo venuti a conoscenza di questa realtà, casa per casa, che è un modello curioso e innovativo. Gli spettatori andranno nelle residenze delle persone che hanno messo a disposizione le proprie case per ospitare uno spettacolo e dedicarlo non solo ai propri amici, ma anche a spettatori esterni.

In molti degli spettacoli sono raccontate grandi personalità della cultura: abbiamo detto Peggy Guggenheim, ma si parlerà anche di Giuseppe Verdi, Gioachino Rossini. Come mai questa scelta?

Quando Silvano Spada mi ha chiesto di prendere il suo posto, ho sentito il bisogno di confrontarmi con esperti del mondo dello spettacolo. Dopo un lungo esercizio di ascolto, le scelte sono ricadute su quel che ci è apparso più originale, ma che potesse dare luogo anche a una composizione del festival indirizzata a un ampio bacino di pubblico. 

Giovedì primo settembre all’Arena Francisci si terrà lo spettacolo Indovina chi non viene a cena, che rende protagonisti i residenti di una struttura pubblica per la cura dei disturbi del comportamento alimentare. Quanto conta per lei questo aspetto di impegno sociale?

Conta per me, ma anche per la città stessa e le sue autorità. Questo centro segna la realtà di Todi e si è saputo distinguere a livello nazionale. 

Voglio dire che il coinvolgimento del territorio, non solo tuderte ma umbro in generale, è stato importante. Quando il primo aprile scorso c’è stata la mia nomina, per prima cosa ho interpellato le eccellenze del territorio. Volevo capire come potessero trovare uno spazio degno all’interno del Festival. Devo dire che ci siamo riusciti.

E come avete interagito con i diversi attori di Todi e delle frazioni vicine?

Todi già mi conosceva per Appy Days, il primo festival sulle App, che si tiene da due anni. Date le diverse attività che ho portato avanti in Umbria in questi decenni, credo che si sia creata una certa aspettativa, tutti sono curiosi di sapere cosa avverrà. In un mese e mezzo abbiamo composto l’articolato programma. Nel territorio abbiamo cercato di fare leva non soltanto sulle energie culturali, ma anche su quelle imprenditoriali. Siamo contenti di annoverare tra gli sponsor aziende che hanno intuito una prospettiva di crescita di questo Festival e all’interno dello stesso.

Molto spazio è dedicato ai libri, con nomi eccellenti come il premio Strega Edoardo Albinati e la finalista Elena Stancanelli. Perché questa scelta?

Fa parte dell’impegno di rilancio del Festival. Tutti questi appuntamenti, in collaborazione con partner locali, sono il segno della nostra volontà di creare qualcosa di nuovo. Le presentazioni di libri sono un tipo di evento che il pubblico apprezza. Spesso precederanno gli spettacoli serali.

Lei è da poco stato nominato anche Assessore alla Cultura e al Turismo di Assisi, centro importantissimo, con milioni di turisti all’anno, e città che ha vissuto in passato il dramma del terremoto. A questo proposito, il Todi Festival si impegnerà in qualche modo per i paesi colpiti dal sisma del 24 agosto scorso proprio nel Centro Italia?

Sì, certamente. La Protezione Civile sarà presente con dei banchetti all’uscita del teatro per raccogliere fondi. Inoltre, abbiamo scelto di devolvere un euro per ogni bicchiere di vino che verrà degustato presso i Voltoni di Todi.  

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