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Istat, la crescita che non c’è

Necessaria un’azione di responsabilità per dare nuovo slancio al sistema economico. Ripartire dal Lavoro, vera priorità del Paese

ROMA – L’Istat afferma oggi che “L’economia italiana ha interrotto la fase di crescita”. Una fase di crescita che, ci chiediamo, dove si sia mai vista. Per i prossimi mesi si affermerà la “fase di debolezza dell’economia italiana” che, a nostro parere, non si è mai interrotta. Basti pensare alla forte contrazione dei consumi avvenuta dal 2012 al 2015, pari al -10,2% (con una riduzione complessiva della spesa delle famiglie di 72,2 miliardi di Euro) per capire quanto la ripresa sia ancora lontana e i timidi segnali preceduti da tanti zeri siano del tutto insufficienti.

Cade la domanda interna e cade, logicamente, anche la produzione: questi i segnali allarmanti che l’Istat non fa altro che confermare. È giunto il momento di reagire per dare una vera scossa e questa fase di lento declino. È necessario avviare quel un Piano Straordinario per il Lavoro che invochiamo da tempo e che deve prevedere lo stanziamento di investimenti pubblici per almeno 60 miliardi di Euro. 

Risorse che possono essere reperite attraverso una intensificazione della lotta all’evasione fiscale, la tassazione delle rendite finanziarie, tagli a sprechi ed abusi e, se necessario, anche la vendita di parte delle riserve auree (circa il 10-15%) e la vendita ti quote dei “gioielli di famiglia” (Poste, Eni, Enel, Ferrovie…). Il ricavato di tali operazioni deve essere destinato solo, esclusivamente e tassativamente a creare occupazione e dare prospettive ai giovani, attraverso interventi per la crescita, la modernizzazione, la messa in sicurezza antisismica, l’innovazione e la ricerca.

Un piano che non può in alcun modo essere rimandato, se veramente si vuole rimettere in moto il nostro sistema economico. Non dimentichiamo, infatti, che proprio la crisi della domanda interna sottolineata oggi dall’Istat è alimentata dalla mancanza di posti di lavoro e dalla disoccupazione giovanile: secondo quanto calcolato dal nostro Osservatorio Nazionale la necessità di sostenere figli e nipoti disoccupati pesa sui bilanci familiari per circa 450 Euro al mese.

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