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Venezia 73. Il fascino discreto dei Leoni

LIDO DI VENEZIA – Nemo propheta in patria, dicevano i latini che se ne intendevano. Alla mostra di Venezia, il cinema italiano rappresentato da tre film di  tutti giovani, i  registi e gli interpreti, ha francamente deluso. 

La Mostra al Lido (noi siamo fra i pochi rimasti che si rifiutano di chiamarla festival), non è Cannes (quello si che è solo un festival inventato nel dopoguerra  in un ex villaggio di pescatori che ha fatto carriera e oggi passa per la perla della Costa Azzurra grazie all’indubbia bravura dei francesi nel sapersi  vendere), Venezia non è Cannes dove lo sciovinismo riempie il cartellone di film francesi come fosse una sagra paesana. 

Al Lido di Venezia, la Mostra d’arte cinematografica è una manifestazione della Biennale d’arte che comprende teatro, musica, letteratura. Il cinema è dunque una manifestazione artistica? A Venezia si, a Cannes è soprattutto un prodotto industriale da commercializzare al più presto. Ecco perché a Venezia quest’anno ha vinto un film filippino in bianco e nero, che l’autore, Lav Diaz ha girato per complessive nove ore di proiezione, poi ridotte a sei a beneficio del Festival di Berlino. A Venezia era fra le tre e le quattro ore, eppure ha giustamente vinto. Lo vedremo mai nelle sale cinematografiche  italiane così poco sensibili al cinema di qualità? Per il resto del mondo il Leone d’oro è un viatico anche per il  produttore e per i distributori, ma da noi non si può dire lo stesso..

Che potesse vincere  il misterioso film filippino dal sibillino titolo inglese The woman who left, l’avevamo, in verità,  insinuato. Si dirà: del senno di poi. Ma il nostro toto-Leone c’è andato molto vicino: dei tre film che abbiamo dato per candidati al massimo premio, due hanno vinto la coppa Volpi  per la migliore interpretazione femminile (la Emma Stone di La la land) e maschile (Oscar Martinez di El ciudadano ilustre), Il terzo che avremmo visto sul podio è Jackie, dedicato a Jacqueline Kennedy in Onassis, premiato solo per la sceneggiatura. Anche  Frantz  di Ozon ha vinto un meritato premio intitolato a Marcello Mastroianni , e la sua protagonista  Paula Beer era giustamente raggiante. A sorpresa dei pronostici è arrivato il gran premio della giuria a Tom Ford per  Nocturnal animals. Solo carbone, come s’è detto, per il cinema italiano, con la sola eccezione di Federica Di Giacomo che con il suo documentario Liberami ha vinto nella sezione Orizzonti, che non è cosa da poco.

  La Mostra di Venezia è l’ultima grande rassegna cinematografica dell’anno. Il prossimo appuntamento con il cinema internazionale sono gli Oscar a Los Angeles in febbraio. Poi, a primavera ’17 ritorna Cannes e li vedrete che i film francesi si rifaranno alla grande. E quelli italiani? No comment, please.

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