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Musica: “Assassini si nasce” di Maione

Il musicista napoletano, cantautore del Club Tenco, sorprende per originalità e innovazione nel suo ultimo album

“Non ho un genere musicale preciso, o per meglio dire, definito.
Ne ho attraversati tanti di generi, blues, folk, rock, rock ‘n’ roll, punk, funky, salsa, gipsy, manouche, flamenco, klezmer, arabo-sraeliano, afro-beat, canzone d’autore, ecc. Il jazz mi piace molto, ma no, non è arte mia…
Ritengo indispensabile  ascoltare e suonare la musica degli altri, ma fare la propria musica a un certo punto diventa obbligatorio.
Il mio genere preferito è quello umano-animale.
Non vado dove va il Mercato e il Mercato non va dove vado io. Non m’importa se quello che faccio sia “moderno” o no. La “modernità” è una trappola…
Quello che più conta per me è aver trovato, senza forse neanche aver cercato tanto, un mio stile, quella cosa in cui m’identifico e che profondamente mi appartiene in tutte le sfumature.
Non importa piacere, bensì aver piacere di fare quello che stai facendo perché è vero, sincero. (Anche se piacere sarebbe meglio), o no?..”

(Maione)

L’universo musicale che circonda la città di Napoli è dilatato nel tempo e nello spazio. Non c’è dubbio che il capoluogo partenopeo per motivi storici, sociali, culturali e antropologici è uno dei più ricchi e fertili della trazione musicale del nostro Paese. Il cantautore e chitarrista Luigi Maione (in arte Maione ), si inserisce perfettamente nella galassia satura di svariate contaminazioni, suoni, profumi di culture millenarie. Il suo modo di intendere la musica è molto complesso e ricco di sfaccettature: dal rock, al blues, al funky, alla salsa, al jazz, alle radici etniche, folk passando infine per la canzone d’autore. Maione ha iniziato la sua carriera artistica da bambino: le sue prime esibizioni risalgono a quando aveva solo nove anni. Il suo bagaglio musicale, umano e artistico è a dir poco smisurato. Dai primi contatti con Paolo Conte e Moni Ovadia che gli consigliò di proporsi al Premio Tenco. Viene anche chiamato dal violinista Maurizio Dehò che lo vuole nel mitico Rhapsodija Trio nel ruolo di chitarrista e compositore. Importanti sono anche le collaborazioni con Antonella Ruggiero, Antonio Albanese, Michele Serra, Eyal Lerner, cantante e flautista israeliano,  Ghazi Makoul, liutista libanese, Kesia Elwin, attrice e danzatrice portoticana e Silvio Soldini, noto regista di film tra cui “Agata e la tempesta” e “Pane e Tulipani”, dove Maione appare come chitarrista nelle colonne sonore.

“Assassini si nasce” è la sua ultima fatica discografica. Si tratta di un disco estremamente interessante e originale con delle composizioni di gran classe e con arrangiamenti eleganti e raffinati. Maione è anche poeta e nei testi della canzoni non trascura questo aspetto fondamentale.

“Scioscia”, l’opening track dell’album, chiarisce immediatamente l’energia e le composizioni di Luigi Maione. La batteria di Giuseppe Rotondi picchia duro e anticipa un deciso riff arabeggiante molto efficace disegnato dalla chitarra elettrica. Anche la voce di Maione è irriverente e potente su un testo di forte impatto. Poi improvvisamente la suadente tromba di Massimo Marcer cambia il mood di questo interessante pezzo che mescola abilmente rock, etnica e jazz. Ottimo anche il solo di chitarra in chiusura del brano. Segue “Viaggio senza destinazione” con un evidente stile partenopeo, ovvero un’abile miscela di stili, tendenze e contaminazioni. Eccellente il lavoro alle spazzole di Rotondi, la tromba solista di Marcer e il sax tenore di Paolo Celoria. Anche in questo brano spiccano le pause, i cambiamenti di ritmo e di atmosfera. La voce di Maione è limpida e potente. Con “La tua mente” , la terza traccia il compositore napoletano stupisce e spiazza l’ascoltatore con una sorta di voce recitante in italiano e in inglese e un sottofondo musicale quasi onirico. Poi un altro stacco netto ed ecco il brano che da’ il titolo all’abum: una composizione a metà strada tra il reggae e sensazioni etnico-balcaniche, In questo brano, Maione si cala nelle vesti di un delirante personaggio, che pur di diventare famoso e vedere il suo nome su tutti i giornali è disposto a tutto, anche ad uccidere. Ma il tutto viene narrato con poetica ironia. Da notare il notevole sottofondo delle tastiere di Eros Cristiani che aprono anche il successivo “Nastro trasportatore” in cui l’apporto ritmico di Giuseppe Rotondi detta la cadenza di questa canzone dalle originali timbriche e sonorità. La voce narrante e filtrata di Maione sembra uscire da un megafono. A metà brano spunta improvvisamente un bellissimo solo della chitarra del cantautore napoletano. Dura appena trenta secondi “La fine del silenzio”, con la sola voce di Maione e effetti sonori che ci accompagnano alla seguente “Notturno criminale” segnata da un ottimo riff rock della chitarra e dall’efficace drumming di Giuseppe Rotondi. Nel brano più lungo del disco, c’è un bel fraseggio tra chitarra e tromba che si inseguono e si fondono abilmente. In questa ottima composizione strumentale emerge la notevole tecnica chitarristica di Maione, sia nelle scale che nella timbrica pulita e raffinata. Suoni di rotaie di un treno anticipano “My funny Ballantine” aperta con un arpeggio distorto di chitarra (che volutamente imita l’effetto grammofono) . Il brano  fa il verso alla struggente “My funny Valentine” scritta nel 1937 da Richard Rodgers e Lorenz Hart. Anche in questo divertente e nel contempo malinconico brano appare evidente l’eclettismo e la poliedricità compositiva di Maione. Bellissimi gli interventi della tromba con la sordina. Chiude il disco “Tammuriata Medley” di Nicolardi – E.A. Mario, e Napoli Marrakesh di Maione che stupisce per l’eclettico arrangiamento di uno dei classici immortali della tradizione napoletana.
In questo brano, molto efficaci sono la potente batteria di Marco Parano e le percussioni di Giuseppe Rotondi

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