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La mafia foggiana sfida lo Stato

Un blindato della polizia, appena inviato dal ministero dell’Interno per contrastare l’offensiva della criminalità organizzata pugliese, è stato danneggiato a colpi di pistola come in un macabro tiro al bersaglio.

Non c’è dubbio: è il segno che la mafia locale voglia alzare il livello dello scontro. Certo si tratta di un segnale di misura simbolica ma non dimentichiamoci che i clan pugliesi possiedono bazooka ed esplosivi capaci di far danni molto molto seri. Studiando da un paio d’anni le nuove mafie che operano della provincia di Foggia non mi aspetto che sia finita qui. Cosa fare e come reagire allora? In primis, occorre tenere puntata l’attenzione dei media sulla zona e poi fare forti pressioni sul Governo affinché si occupi con la massima serietà ed efficacia della questione. Questa situazione raccapricciante non può passare sotto silenzio. Una volta accesi i riflettori su una nuova mafia pericolosa ed efferata come quella del tavoliere delle Puglie, fino ad oggi poco conosciuta alla pubblica opinione, occorrerà andare sino in fondo e sono necessari interventi strutturali e non soluzioni temporanee come lo spostamento di pochi agenti. Bisogna sconfiggere l’economia mafiosa, passare al sequestro e alla confisca delle loro aziende. Ci vuole un segnale di cambiamento anche a livello culturale. Credo che in quella zona, centro dello sfruttamento di esseri umani e del caporalato, occorrerà chiedere ai politici di prendere nettamente le distanze dagli affari criminali e di avere una reputazione lontana dai mafiosi della zona. Esprimo grande vicinanza al sindaco di San Severo, Francesco Miglio. Ha dovuto fare tre giorni di sciopero della fame per farsi sentire e ottenere un primo passo concreto sul fronte della sicurezza da parte del Governo e delle istituzioni. Sono per parte di madre pugliese, ho vissuto e frequentato quelle zone e so che spesso alcuni politici, pur non avendo mai subito condanne, erano ritenuti interlocutori di quel mondo criminale. Occorrerà  dunque combattere la mala politica, l’economia mafiosa e occupare socialmente il territorio. Finora è stata una guerra silenziosa che si trovava solo su pochi giornali, oggi si sono accesi i riflettori, dunque facciamo in modo che questa luce illumini le menti e dia la forza di reagire a tutti i pugliesi onesti e laboriosi. La Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise è pronta a dare il suo contributo e in maggio sarà a Foggia dove è già stata più volte ed è pronta, se richiesta, ad intervenire anche a San Severo e provincia.  Una cosa è certa: l’incremento dei controlli ha infastidito di molto la criminalità quindi non molliamo la presa e uniti andiamo avanti impegnando – come diceva Giovanni Falcone – le migliori risorse del nostro Paese. 

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