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“Sogno una società materna e autorevole”. A colloquio con Livia Turco

Livia Turco, ex parlamentare e ministro della Salute, già ministro della Solidarietà sociale, continua a impegnarsi attivamente per la “Res Publica” e ancora oggi è in prima linea per salvaguardare i diritti dei più fragili: donne, giovani e immigrati.

Presidente della Fondazione Nilde Iotti, al centro di iniziative culturali, sociali e politiche in rosa e del Comitato d’Indirizzo dell’Istituto Nazionale Malattie Povertà e Immigrazione (INMP) con sede a Roma, pone tra le sue priorità l’uguaglianza di genere e il rispetto degli indigenti nel mondo. Ed è appunto sulla maternità realizzata e quella negata che si incentra il suo nuovo libro: “Per non tornare al buio. Dialoghi sull’aborto” a cura di Chiara Micali, edito da Ediesse. 

Una lettera aperta ai più giovani e alle parti sociali per riflettere sul significato di essere genitori e sul diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, garantito in Italia dalla legge 194/1978. «Una legge – spiega l’ex ministro – che ha condotto a un drastico calo degli aborti in Italia, circa il 70% in meno tra le italiane, a dispetto delle straniere. Ciò dimostra che solo in una società rispettosa della salute della donna e garantista si può fare prevenzione e andare oltre tale pratica. Per citare Papa Francesco nel discorso conclusivo del Giubileo della Misericordia: “Bisogna prendersi cura di queste donne che hanno subito questo dolore”.» Questo libro si pone come obiettivo di sollecitare una riflessione a tutto tondo su società, famiglia e i diritti dei più giovani a crearsi un proprio nucleo secondo il proprio orologio biologico e senza dover ricorrere a tecniche artificiali in età adulta, a causa della mancanza cronica di un lavoro e di politiche assistenzialistiche.

Chiarisce Livia Turco: « Ci troviamo di fronte a una società che è ostile alla maternità, al contrario, dobbiamo creare le condizioni affinché i nostri figli possano procreare all’età giusta, grazie alle opportunità di lavoro e a servizi sociali garantiti». Infatti, scende ancora, per l’Istat, il numero di figli nati nel 2016 a 474mila (un solo nato per famiglia) e con un’età media della popolazione di circa 45 anni , a fronte di un allarmante aumento della “fuga dei cervelli”: sono in 350mila gli under 30 a lasciare il Belpaese per altre capitali europee con più prospettive future. Un Paese che rischia di implodere, deprivato di forza lavoro e popolato da anziani. È un tema questo che sta molto a cuore all’ex ministro per la Solidarietà Sociale.

«Dobbiamo trasformarci in una società materna, accogliente. A tal proposito, nel mio libro, propongo di convocare un tavolo alla Presidenza del Consiglio per riunire tutti i ministeri e promuovere politiche sulla famiglia, a favore non solo delle madri ma anche dei padri, con una legge ad hoc che assicuri i congedi familiari per entrambi i genitori. Anche i padri devono potersi arricchirsi di quest’esperienza irrepetibile che è la cura del proprio figlio: un vero e proprio nutrimento per l’anima». E prosegue: «La società oggi ha bisogno di un nuovo umanesimo. Bisogna riscoprire il senso della comunità e della centralità delle relazioni umane. E tutto ciò è possibile, appunto, valorizzando i giovani e i loro talenti. Bisogna offrire più opportunità alle donne, che a parità d’istruzione e competenze, hanno più difficoltà nel trovare un posto di lavoro adeguato e retribuito al pari dei coetanei. Una disparità che ricade anche sulla società, negando a queste giovani donne la maternità e deprivandole della propria autonomia». Precisa: « Questo quadro sociale mi fa soffrire ed è per questo che dobbiamo batterci e progredire con iniziative concrete: provvedimenti legislativi nazionali e internazionali. Un primo passo verso una società democratica e paritaria è stato è il riconoscimento da parte del governo degli stessi diritti alle donne che lavorano in proprio: dobbiamo andare avanti in questa direzione».COPERTINA.jpeg

Un altro tema politico rovente è l’immigrazione. Per l’ex ministro è necessario attuare politiche sinergiche a livello transnazionale, che non prescindano dall’accoglienza. « Per quanto riguarda gli immigrati e i rifugiati è necessario attuare una politica europea dell’accoglienza fondata sulla cooperazione internazionale tra Stati e prendere a modello le esperienze positive di Germania e Svezia, incardinate sul lavoro e sull’insegnamento della lingua locale». Urge sostituire le politiche assistenzialistiche con misure di integrazione che offrano ai rifugiati opportunità di impiego e una vera e propria immersione culturale e linguistica nella nuova società. 

« Bisogna favorire una politica di unità nella diversità, con forum multietnici dove si valorizzino esempi virtuosi di convivenza, con condivisione di professionalità e talenti. Favorire, dunque, una pedagogia dell’esperienza e un rilancio dell’Unione Europea, l’unica Entità Sovranazionale che può garantirlo» 

«Il mio sogno è una società autorevole ma materna, che sappia prendersi cura della cittadinanza e fondare una nuova classe dirigente» conclude Livia Turco.  Una proposta concreta, non utopica se condivisa e abbracciata dai più, per una nuova società di madri, padri e figli responsabili.

 

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