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I bravi ragazzi italiani che vanno a morire all’estero

Valeria Solesin, 28 anni, di Venezia, in Francia da quattro anni, dove stava completando un master alla Sorbonne, è fra le 83 vittime del Bataclan, la discoteca di Parigi presa d’assalto, nel novembre 2015, a colpi di mitra dai terroristi islamici. Il suo corpo senza vita è stato fra gli ultimi a essere trovato, così che per i genitori lo strazio si è protratto fino all’ultimo.

Dottoranda borsista in demografia, Valeria era andata in Francia per studiare, come tanti giovani in tutto il mondo libero fanno per accrescere la propria cultura con la prospettiva di avere migliori condizioni di vita nel futuro che li attende.  Noi li chiamiamo cervelli in fuga, una fuga che come si è visto certe volte finisce sul nascere.

Giulio Regeni, giovane ricercatore di Fiumicello, in provincia di Udine, 29 anni,  nel febbraio  2016 era al Cairo dove per conto dell’università inglese di Cambridge stava svolgendo un dottorato di ricerca sui sindacati indipendenti egiziani, una corporazione potente e spesso spia del regime. Di lui si sa solo che è rimasto vittima di un delitto di Stato che le autorità egiziane hanno cercato in tutti i modi di nascondere.  Prima di sapere come (il perché non lo sapranno mai) il loro figliolo  è stato ucciso, i genitori hanno dovuto penare mesi e mendicare l’aiuto dello Stato italiano, finora senza molti risultati.

Fabrizia Di Lorenzo, di Sulmona, 31 anni era a  Berlino, la settimana di Natale dell’anno scorso e al mercatino di Breitscheidplatz avrebbe fatto gli ultimi acquisti prima di tornare a casa. Fabrizia  non era una turista, ma una giovane italiana con una laurea magistrale in relazioni diplomatiche e internazionali che in Germania aveva cercato e trovato un lavoro in un’impresa  tedesca di logistica. Per quanto provvisorio era un lavoro vero, sempre meglio del nulla che il suo paese  le aveva offerto. Anche Fabrizia sarebbe tornata a casa per Natale, la sua non era una fuga, ma la ricerca di un mondo migliore, quello al quale  è giusto che i giovani  aspirino. Intanto, aveva imparato a lavorare e a guadagnare, era diventata grande. Il suo assassino, più o meno la stessa età, sarebbe stato freddato  alla polizia italiana in una piazza di Milano qualche giorno dopo. Un estremista islamico votato al martirio. 

Oggi altri quattro genitori piangono i  figli che hanno visto partire in  cerca di lavoro e non li hanno visti più tornare. Il 13 giugno scorso,  quasi cento le  vittime del rogo di un grattacielo di Londra, che a differenza di quelli di Manhattan non era la lussuosa casa dei ricconi, non  una Trump Tower, ma una casa popolare   abitata da seicento persone del ceto più basso di Londra, fra immigrati, clandestini, anziani senza famiglia, stranieri, gente che non aveva trovato di meglio altrimenti non sarebbe rimasta li a rischio incendio catastrofico. Fra quei seicento c’erano anche  Gloria Trevisan 26 anni, di Camposampiero in provincia di Padova, e il suo fidanzato, Marco Gottardi  di San Stino di Livenza in provincia di Venezia, più grande di un anno.  Entrambi architetti, erano andati a Londra a cercare un lavoro degno della loro laurea: in Italia non si erano visti offrire altro che impieghi precari da trecento euro al mese. A Londra pare avessero trovato un buon lavoro, ben oltre le mille sterline al mese. Erano felici: dalla finestra della cucina al ventitreesimo piano  avevano scattato foto del panorama londinese che avevano mandato ai genitori con la didascalia: “ E’ una meraviglia”.  Solo dopo alcuni giorni  hanno ritrovato i corpi carbonizzati. “Maledetto questo Stato che non sa dare un lavoro ai propri giovani” ha tuonato il padre di Marco Gottardi in un momento di comprensibile rabbia.

Ha ragione, non tutti gli Stati sanno dare lavoro ai loro figli: basta guardare alla biblica migrazione nei ricchi Paesi europei dai poverissimi stati africani. Anche fra quei derelitti sono tanti, tantissimi i giovani che perdono la vita solo nel viaggio di andata. Come accadeva ai nostri emigranti che ai primi del Novecento partivano per le Americhe lasciando al paesello genitori disperati nella miseria più nera. 

Forse certi politici  italiani  che scalpitano per arrivare al potere dovrebbero avere maggiore considerazione per i migranti che ci piovono addosso da terre poverissime dilaniate oltretutto da guerre infinite. Dovrebbero  avere maggior rispetto delle vite umane  che vediamo costantemente in pericolo sui gommoni, lo dovrebbero fare sempre  ma soprattutto oggi che vediamo cadere sotto i colpi di un destino  crudele anche i nostri giovani che hanno lasciato le loro famiglie  per cercare,  lontani da casa, migliori prospettive di vita. Quasi una terrificante legge del contrappasso.

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