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Roma: governata con i piedi (dei turisti nelle fontane)

A Roma, invasa dai turisti e oppressa da un caldo africano, le fontane soprattutto le più storiche e artistiche sono prese d’assalto da centinaia di persone che cercano refrigerio mettendo a mollo nell’acqua fresca non solo i piedi. “E’ uno sconcio, una mancanza di rispetto per la Città Eterna”, hanno tuonato i giornali. E la sindaca grillina Virginia Raggi ha replicato: “Ho dato precise disposizioni. C’è una delibera comunale che vieta di fare il bagno nelle fontane”.

Che tale ordinanza comunale sia rimasta lettera morta perché nessun vigile urbano riesce a farla rispettare è cosa che la sindaca, con virginale stupore, sembra non accorgersi. 

E al compimento dell’anno di Campidoglio si è assegnata un bel voto, sette e mezzo, convinta di aver fatto bene i compiti a casa.  Avrebbe fatto meglio a non rispondere alla maliziosa domanda del cronista: che voto si dà dopo un anno? Ma ci vuole sale in zucca per cavarsi d’impaccio, e non è il suo caso.  Del resto, anche la sindaca grillina di Torino, Chiara Appendino, ha chiaramente rinunciato a farsi valere, e si gode l’immeritata popolarità, mentre dovrebbe, soprattutto su piazza San Carlo, fare un profondo esame di coscienza.

Autocompiacimento a parte, quello che colpisce i romani è scoprire l’insensatezza con la quale la sindaca grillina gestisce il Campidoglio. Oltre ai piedi dei turisti nelle fontane, sono tanti i problemi insoluti: i trasporti pubblici, la raccolta dei rifiuti, il dissesto delle strade, la movida che devasta il centro storico e imbestialisce i residenti. Andiamo per ordine. 

Sul trasporto pubblico la sindaca si dichiara incompetente perché la materia è gestita dai sindacati, “che sono quello che sono” ha detto. E l’Atac, l’azienda comunale, “rema contro”. Sarà anche vero, ma un sindaco deve sapersi imporre, quando serve. In sostanza, non c’è un piano trasporti.

Sui rifiuti, dal Campidoglio fanno sapere che non si può parlare di emergenza, ma solo di occasionali ritardi, facilmente rimediabili. Ma l’Ama, l’azienda municipalizzata preposta alla raccolta dell’immondizia, mostra chiaramente di non essere  in grado di fare bene il suo lavoro. E la sindaca abbozza, come dicono a Roma, cioè non replica. Forse anche in questo caso, si sente incompetente. In pratica, non c’è un piano rifiuti.

Sulle strade di Roma piene di buche che continuano a provocare incidenti, soprattutto a danno di motociclisti e ciclisti, il Comune non sembra aver preso i necessari provvedimenti, tranne la ridicola riduzione del limite di velocità sulle strade cittadine da 40 a 30 km. l’ora. Un limite teorico che nessuno rispetta. Quindi, non c’è un piano strade.

Sugli schiamazzi notturni, conseguenza di incontrollate movide nel pieno del centro storico, ci sono solo i carabinieri che pattugliano alcune strade e le volanti della polizia che fanno le ronde, ma da parte del Comune poco o  niente. Raramente vedi qualche vigile urbano uscire dal torpore e gettarsi nella mischia per fermare i facinorosi. “Non è loro compito” hanno detto i sindacati alla sindaca, ed è finita lì. Nessun piano anti-movida.

In conclusione, alla domanda che cosa sia diventata Roma dopo un anno di sindaca grillina la risposta viene spontanea: una città governata con i piedi (e non sono quelli dei turisti nelle fontane). 

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