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Cinema: “Il laureato”, mezzo secolo di sogni e speranze

Nel 1967 usciva il cult movie manifesto della generazione dei “figli dei fiori”

Ci sono dei film che hanno segnato profondamente una generazione. Pellicole che hanno descritto con eleganza e grazie le ansie, le speranze e i turbamenti dei giovani degli anni ’60. Uno di questi è senza dubbio “Il laureato” di Mike Nichols uscito nelle sale statunitensi nel dicembre del 1967, quindi esattamente mezzo secolo fa. Fra i tanti meriti di questo film c’è da sottolineare la definitiva affermazione di Dustin Hoffman, allora trentenne e che sarebbe stato un assoluto protagonista nei decenni successivi del cinema Usa; la straordinaria colonna sonora di Paul Simon e Art Garfunkel e soprattutto la descrizione minuziosa, ironica e profonda dei giovani americani che per la prima volta entrarono in diretto conflitto con i genitori. Fu il primo aspro scontro generazionale.

Le premesse della “Nuova  Hollywood”

Nella seconda metà degli anni ’60 la società americana fu scossa da una serie avvenimenti politici e sociali che cambiarono per sempre il volto di quel Paese. Gli orrori e i massacri della guerra in Vietnam, le violenze nelle grandi città americane da parte degli afroamericani che rivendicavano gli stessi diritti dei bianchi e l’esplosione dei figli dei fiori e in generale della controcultura che avrebbe avuto come acme i tre giorni di Woodstock nel 1969. Anche il cinema statunitense cominciò ad occuparsi di questi grandi cambiamenti. Autori come John Cassavetes, Arthur Penn, Milos Forman e Mike Nichols diedero voce a queste forti istanze generazionali. Film come “La Caccia” (1966), “Indovina chi viene a cena”(1967), “Gangster’s story” (1967), “Faces” (1968) e “La calda notte dell’ispettore Tibbs” (1967), portarono una ventata di novità nell’industria di Hollywood.  Questi furono furono diretti da alcuni dei registi della cosiddetta “Nuova Hollywood” e che nel giro di pochi anni avrebbero visto come protagonisti i giovani Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Peter Bogdanovich, Michael Cimino e John Milius. graduate-optimized-cd7e5fa5136557fdcd3c8bf5146df39e.jpg“Il Laureato” di Mike Nichols fu probabilmente il film più acclamato tra il 1967 e il 1968. Costato appena tre milioni ne incasso in tutto il mondo circa 106 milioni di dollari. La pellicola si aggiudicò il Premio Oscar per la miglior regia, cinque Golden Globe e cinque Premi Bafta.  Per Mike Nichols la scelta del cast non fu facile. Per la parte della signora Robinson furono contattate star come Lauren Bacall, Audrey Hepburn, Simon Signoret, Jean Simmons, Lana Turner, Angie Dickison, Sophia Loren e Shelley Winters. Tutte rifiutarono di interpretare una donna adulta che seduce un giovane laureato. Per la parte del protagonista Benjam Braddock furono presi in considerazione Robert Redford, Steve McQueen, Harrison Ford e George Hamilton. Alla fine il regista optò per Anne Bancroft nel ruolo della signora Robinson il quasi sconosciuto Dustin Hoffman nella parte di Braddock e Katherine Ross nei panni di Elaine Robinson.

Un classico che non invecchia mai

A distanza di cinquant’anni la visione de “Il Laureato” non delude, tutto funziona alla perfezione. Dalla sceneggiatura raffinata e ironica di Calder Willingham e Buck Henry, alla fotografia di Robert Surtees, al montaggio di Sam O’Steen sino alle indimenticabili musiche di Paul Simon e Art Garfunkel. La memorabile interpretazione del futuro divo Dustin Hoffman entrò definitivamente nell’immaginario collettivo nella scena finale in cui il giovane fugge con la bella figlia della perfida signora Robinson. A proposito di ricorrenze e compleanni c’è da ricordare che il prossimo 8 agosto il grande Dustin Hoffman spegnerà ben ottanta candeline.

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