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Taormina 63. Il festival del ponte sul futuro

TAORMINA (nostro inviato) San Pancrazio ha “benedetto” l’ultima giornata della sessantatreesima edizione del Taormina Film Fest (6-9 luglio). La manifestazione si è conclusa nel medesimo giorno in cui la perla dello Ionio ha celebrato il suo santo patrono, quasi ad augurare una prossima edizione dato che, per note vicende, quella di quest’anno è stata di transizione.

E’ stato un festa-festival in cui la giovane Fondazione Tao Arte e le autorità hanno saputo far fronte alle difficoltà, nella volontà di proporre l’arte in ogni suo aspetto, con incroci e incontri tra filmografia, arti visive, musica, opera lirica e letteratura. E Tao Arte, prima ancora d’essere fondazione, aveva affrontato le avversità che, già nel lontano 1985, avevano costretto il festival a una kermesse di tre giorni nel Teatro Antico e nel 1996 a un’inedita edizione invernale, tenutasi all’hotel San Domenico. In entrambi i casi si è reagito bene. 

Quest’ultima edizione ha inoltre evidenziato un maggiore radicamento del Festival nella cittadina incastonata sul Monte Tauro. Esemplificativa a riguardo la bella iniziativa denominata “La Notte del cinema”, che ha veduto varie location di Taormina, quali Il villaggio le Rocce (meta di Vip della cinematografia per anni e ora legata d’ iniziative culturali grazie al patron di Fiumara d’arte, Presti); il Palazzo dei Congressi, la Casa del cinema, Piazza IX Aprile (la splendida piazza del Belvedere), Casa Cuseni, Fondazione Mazzullo, Villa comunale, Cinema Olimpia, Babilonia. Un insieme di splendidi luoghi che hanno propagato, nel corso di una vera maratona di proiezioni speciali, lungometraggi, cortometraggi e documentari, l’atmosfera festivaliera a tutta la città e ai suoi ospiti, con la chicca del proponimento della diversa interpretazione della nona sinfonia di Beethoven nelle pellicole di ”Arancia meccanica” (S. Kubrick) e “Lezione 21” (A. Baricco).

Il respiro internazionale non è mancato grazie al collegamento con il festival di Cannes, da cui la kermesse ha attinto sette pellicole in anteprima nazionale, quali: “Rodin” (J. Doillon), “Hikari” (N.Kawase), “Becoming Cary Grant” (M.Kidel), “Oh Lucy” (A.Hirayanagi); “Patti Cakes” (J.Jasper); “La Cordillera” (S.Mitre); “Le Phantomes D’Ismael” (A. Desplechin).

 La pre-apertura, come di consueto, si è tenuta il 5 luglio a Messina con la proiezione di “Peggio per me” di Riccardo Camilli, buona introduzione a un programma fitto d’iniziative in cui anche i documentari (tra i quali “Mario soffia sulla cenere” di Alberto Castiglione, “Prova contraria” di Chiara Agnello, nota Casting director) hanno avuto adeguato spazio e significatività. Non sono mancate pellicole alternative quali “La divina Dolzèdia”, film di Aurelio Grimaldi con l’ottima Guia Jelo.

Grande successo ha riscosso la pellicola “Handy” di un ottimo Vincenzo Cosentino, così come le masterclass con Fabio Grassadonia e Antonio Piazza directors di “Sicilian ghost Stories” che ha sbalordito alla Semaine della critique di Cannes, e con l’affascinante Isabella Ragonese, che è stata omaggiata nel corso del festival dalla proiezione di cinque pellicole che l’hanno vista protagonista.

Molto interessante la parte letteraria (“Libri in terrazza”), organizzata da una competente ed entusiasta Milena Mirone, che ha esaltato: “Il set delle meraviglie. I film celebri girati in Sicilia” di Luciano Mirone; “Marco Tullio Giordana; una “poetica civile in forma di cinema”, di Marco Oliveri; Anna Paparcone: “Da Cassino a Hollywood”; “Storia di un giovane produttore”, di Ugo Di Tullio, che ha lavorato con la collaborazione di cinque sue bravissime ex studentesse universitarie, laureate con il massimo dei voti, tra cui spicca l’affascinante Arianna Pera. “Faccio cose, vedo gente …Le parole del cinema”, di uno strepitoso Giovanni Bogani, ha deliziato l’uditorio con una presentazione sia cantata che discussa.

Un festival che ha saputo, nel suo raccontare e mostrare il cinema anche attraverso più forme d’arte, seminare idee per l’avvenire senza perdere il suo valore artistico, poggiando sull’orgoglio della sua personale storia di pietra miliare nella cinematografia internazionale.

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