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Venezia 74. “Il deserto rosso” di Michelangelo Antonioni, un classico da non perdere

VENEZIA – Attualità di Michelangelo Antonioni: a maggio a Cannes con Blow Up, in settembre a Venezia con Ildeserto rosso, due film restaurati fra i classici che prima al festival sulla Croisette e poi alla mostra al Lido sono proposti al pubblico di oggi a più di mezzo secolo di distanza dalla loro prima uscita sugli schermi. L’interesse non mancherà. Il cinema dei nostri grandi autori di ieri sembra aver fatto il classico patto col diavolo: attraversa i decenni senza invecchiare.

Il Deserto rosso è del 1964, è il nono film di Antonioni, il suo primo a colori, il quarto con Monica Vitti protagonista. E’ con vera emozione che lo spettatore meno giovane rivede sullo schermo la nostra brava attrice da anni chiusa nel buio della sua silente malattia mentale. Negli anni Sessanta il regista e l’attrice avevano aperto un rapporto di vita non meno stretto di quello sul set. Abitavano insieme in un attico con super-attico in un quartiere della Roma bene: lui sotto, lei sopra. Una coppia felice. Al giornalista che andava a intervistare lei, lui offriva un bicchiere di vino da una bottiglia preziosa appena presa in cantina.

Antonioni era allora il maestro indiscusso del “cinema dell’incomunicabilità”: soprattutto i personaggi femminili dei suoi film di quegli anni impersonavano il disagio esistenziale di un autore che già allora denunciava i pericoli della società dei consumi e il rischio crescente dei danni alla natura da inquinamento. 

Il deserto del titolo è la Ravenna industriale dove vive, annoiata, una giovane borghese moglie di un ingegnere.  Alla ricerca di un equilibrio si fa un amante, ma il risultato è zero. Il film, splendidamente fotografato da Carlo Di Palma, che ebbe il Nastro d’argento dei giornalisti cinematografici, quell’anno al Lido vinse il Leone d’oro. Il protagonista maschile è Richard Harris. Dura due ore.

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