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Anna Magnani al Vittoriano

Nella sala Zanardelli, fino al 22 ottobre è possibile ammirare la più grande attrice italiana di tutti i tempi 

Anna Magnani non è solo un nome tra i tanti, un’attrice tra le tante da mettere nel ripiano della memoria e dimenticare. Anna Magnani è sta l’attrice per eccellenza, la donna che meglio ha saputo interpretare ruoli sia tragici che ironici con passione, intensità, dedizione e sentimento portando l’arte recitativa a livelli talmente alti che pochi altri hanno saputo raggiungere.

Ora è possibile ammirarla di nuovo al Vittoriano, nella sala Zanardelli, a Roma, con ingresso libero, fino al 22 ottobre dove sono esposte una serie di fotografie, registrazioni e filmati che ne ripercorrono la sua fulgida carriera dagli esordi in teatro e nella rivista fino ai successi in Italia e all’estero. Nata nel 1908 a Roma, Anna Magnani abbandona presto gli studi per dedicarsi alla recitazione che sarà per sempre la sua vita. Dopo gli inizi con Paolo Stoppa con il quale frequenta la scuola di arte drammatica Eleonora Duse, passa alla rivista accanto ai fratelli De Rege, lavorando poi in una serie fortunata di spettacoli con il grande Totò. Terminato l’avanspettacolo e la gavetta dove ebbe modo di farsi le ossa e apprendere gli strumenti interpretativi, è nel cinema  che esplode tutto il suo talento iniziando a recitare in pellicole di grande spessore che la renderanno famosa in tutto il mondo, a partire da quel “Roma, città aperta” di Roberto Rossellini che fu il manifesto del neorealismo e che gli valse il primo Nastro d’Argento. Da lì in poi la sua carriera di attrice fu solo una lunga, inarrestabile ascesa lavorando con registi del calibro di Luchino Visconti, Luigi Zampa, Goffredo Alessandrini.

Il suo momento magico lo raggiunse nel 1956 quando vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista per l’interpretazione di Serafina Delle Rose nel film “La Rosa tatuata” del 1955 con Burt Lancaster, per la regia di Daniel Mann. 

Ma tanti furono i riconoscimenti e i premi che Anna Magnani vinse nel corso degli anni, come al Festival di Berlino nel 1958 per l’interpretazione del film “Selvaggio è il vento” di Gorge Cukor in cui è affiancata da Anthony Quinn e Anthony Franciosa o il David di Donatello nel 1959 per il film “Nella città l’inferno” con la regia di Renato Castellani, interpretato assieme a Giuletta Masina.

Impossibile poi non citare la splendida pellicola “Mamma Roma” di Pier Paolo Pasolini, del 1962, dove tutta la sua drammaticità, la sua passione, la sua duttilità nel calarsi nel ruolo, viene fuori in maniera esplosiva e sconvolgente. Nella mostra è dunque possibile ripercorrere tutto questo. Ritrovare tutta l’esistenza, l’essenza e l’intimità di Anna Magnani. Un’artista completa, unica e irripetibile, al cui confronto sbiadiscono le attrici odierne. Una donna che ha saputo interpretare i suoi personaggi con piena consapevolezza restituendoli al pubblico con poesia e lirismo eccezionale. All’interno del percorso della mostra è possibile anche leggere alcune sue riflessioni, le sue frasi emblematiche che lasciano stupiti per profondità, saggezza, capacità di leggere sul serio l’animo umano. In esse comprendiamo quanto Anna Magnani debba aver sofferto durante la sua vita, gli amori non corrisposti, le delusioni subite, le difficoltà iniziali, l’affetto incondizionato per l’unico figlio Luca. Ed abbiamo il senso di un’artista che non può essere etichettata come popolana, come i più amano fare, ma come persona artistica nel pieno senso della parola che ha portato la recitazione su piani irraggiungibili.

 

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