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Pablo Picasso alle Scuderie del Quirinale

La mostra a Roma dal titolo “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915-1925” raccoglie un centinaio di capolavori

ROMA – La mostra che si è aperta a Roma alle Scuderie del Quirinale dal titolo “Picasso. Tra Cubismo e Classicismo 1915 – 1925” è un’importante occasione per conoscere in modo più approfondito la potenza creativa del pittore spagnolo, banalmente conosciuto solo come l’inventore del Cubismo. L’evento raccoglie un centinaio di indiscussi capolavori del maestro esposti e scelti dal curatore Olivier Berggruen, in collaborazione con Anunciata von Liechtenstein, grazie ai prestiti di musei e collezioni prestigiose quali il Musée Picasso e il Centre Pompidou di Parigi, il Tate di Londra, il Metropolitan Museum e il Guggenheim di New York, il Museum Berggruen di Berlino.

Percorrendo le sale delle Scuderie è difficile non restare meravigliati dall’estrema abilità espressiva di Pablo Picasso, dalla sua capacità sorprendente di passare dall’elemento figurato perfettamente delineato a quello scomposto in forme geometriche, volumetriche, dove si avverte chiaramente l’influenza di Cezanne. Ammirando i quadri di Picasso (1881 – 1973) si comprende benissimo non solo la sua indiscussa sensibilità artistica che, del resto, si era già manifestata in precoce età, ma anche e soprattutto la sua volontà di non restare legato, fissato ad un unico registro pittorico, come ad esempio fecero Monet, Gauguin e tanti altri, ma di andare sempre oltre, di attraversare differenti percorsi rappresentativi fino ad arrivare alla fase cubista che però fu limitata ad un decennio e che non lo riassume affatto.

Il cosiddetto periodo cubista, infatti, che intraprese assieme all’amico pittore George Braque, va dal 1906 al 1917 concludendosi con il suo viaggio in Italia ed è simboleggiato dal quadro “Les demoiselles d’Avignon” dove viene teorizzata la scomposizione del soggetto raffigurato in diversi punti di vista, come accadeva nella visione prospettica e nella dinamicità di una visibilità quasi cinematografica (siamo agli albori del cinema). Di certo il suo cubismo, come quello di altri artisti del tempo, nasce come reazione all’Impressionismo, troppo centrato sul semplice studio della luce e del colore, accentuando il valore del volume, della figura; in particolare il colore viene visto come componente solo decorativa, quasi elemento di disturbo per l’artista e lo spettatore che devono invece concentrarsi sull’elemento reale. La mostra permette di apprezzare proprio questa particolare esperienza del cubismo di Picasso e il suo superamento per approdare ad un figurativo quasi monumentale, inserendo nei suoi quadri l’influenza del primitivismo africano e la fascinazione per l’arte antica italiana.

Le Sale delle Scuderie raccolgono opere che ovviamente puntano a far concentrare lo spettatore sul momento di permanenza del pittore in Italia, dove tra l’altro incontro e sposò la sua prima moglie Olga Kolkova e che fanno comprendere la sua versatilità, la sua duttilità nel passare da una modalità espressiva ad un’altra, la sua inarrivabile tecnica rappresentativa. Tra le opere del periodo è d’obbligo citare “Ritratto d’Olga in poltrona” e il “Ritratto di Paul”, il loro figlio, vestito d’arlecchino, inoltre “Il Flauto di Pan” oppure “Due donne che corrono sulla spiaggia”. Infine l’opera monumentale il “Sipario Parade”, creato per il Ballets Russes di Diaghilev che si tenevano nel 1917 e rappresenta un circo con pagliacci, ballerini ed animali, altro tema caro all’artista spagnolo.

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