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L’intervista. Maria Cristina Gionta ci parla di “Lilly la vagabonda”

ROMA – Elegante e puntuale la regia di Maria Cristina Gionta  a “Lilly la vagabonda”,  la commedia in scena in questi giorni al teatro Manzoni di Roma. Maria Cristina Gionta, che è anche una validissima attrice,  ha saputo imprimere a tutto il lavoro i ritmi giusti, curando la costruzione dei personaggi. In questa intervista ci spiega come è stato possibile realizzare quest’opera così peculiare.

Chi ha curato l’adattamento italiano di “Lilly la vagabonda”, parlo di battute specifiche, di riferimenti politici e via discorrendo.

In realtà abbiamo collaborato un po’ tutti, nella costruzione dello spettacolo. 

Quali sono le difficoltà maggiori che hai dovuto affrontare nel montare questa commedia? 

Questa è una delle poche volte che il personaggio di un cagnolino viene interpretato da un’attrice, proprio come da espressa richiesta del copione. E’ stata la difficoltà maggiore, sin da quando abbiamo iniziato a leggere il testo: come creare un animo libero, come rendere l’istinto dell’animale, come puntare sulla semplicità. Era necessario capire come costruire questo personaggio, per non cadere nella banalità e neppure forzare troppo la mano. Bisognava creare un equilibrio e Rita si è buttata a capofitto in questo lavoro, con grande dedizione e passione; ha lavorato sui movimenti del corpo, sulle intenzioni, sulla mimica, per arrivare a un’interpretazione che riuscisse a rendere perfettamente proprio la dolcezza del cagnolino. Questa era infatti la mia più grande paura: riuscire a rendere questo personaggio verosimile, dolce, non troppo sopra le righe. 

Io ti conosco come brava attrice, alla regia ti sei affacciata relativamente da poco. Come ti sei trovata a dirigere personaggi di spessore,  come Milena Miconi, Pietro Longhi,  Rita Forte?

Debbo dire che mi hanno accolto subito con calore, dandomi piena fiducia, che è la cosa più importante per un regista, nei confronti del cast. Io ero molto emozionata: era la prima volta, infatti,  che mi trovavo a lavorare con nomi di spessore; con Rita già ci conoscevamo, in realtà: avevo fatto un’aiuto regia, con lei, e mi sono trovata benissimo. Milena, invece, era la prima volta che la incontravo professionalmente e debbo dire che lei si è completamente affidata a me: ed è stata una bella scoperta, una grande professionista e una bella persona. Pietro, invece, lo conoscevo già, avendo già lavorato insieme. Riccardo Castagnari, invece, è stata una grande scoperta. Sono molto contenta, perchè subito si è creato un bell’ambiente, un’atmosfera molto serena, propositiva, con un grande scambio di opinioni nella costruzione dello spettacolo. E questo non sempre succede, in questo lavoro!

Tu, attrice e regista, ti dirigeresti mai da sola?

No, mai. Assolutamente no! 

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