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La Guerra dei Roses conquista l’Eliseo: applausi per Ambra, eccelsa guerriera bon ton

La parabola di un matrimonio come tanti: l’incontro, l’innamoramento, l’abitudine, l’incomprensione, il divorzio. Ma quello di Oliver e Barbara Rose non è un matrimonio e neppure un divorzio comune, come testimonia il triste epilogo, reso celebre da successo cinematografico “La guerra dei Roses” per la regia di Danny De Vito che ha dato lustro alla commedia noir di Warren Adler, oggi in scena al Teatro Eliseo per la regia di Filippo Dini con Ambra Angiolini e Matteo Cremon. 

Il loro amore trasformato in una guerra senza esclusione di colpi per accaparrarsi la casa, trofeo e status symbol del loro matrimonio, più simile a un accordo commerciale per scalare le vette socio-economiche di Washington. Un’apparente perfezione fino alla rottura degli schemi dopo 18 anni di unione e due figli, quando Barbara reclama la sua indipendenza e la sua voglia di uscire dall’ombra del marito, che la utilizzava come una comparsa alle feste per stringere accordi vantaggiosi e come chef nelle cene di pubbliche relazioni. Un desiderio inespresso di realizzarsi come persona e come chef, soffocato dal gigantesco ego di Oliver, che la ostacola allo scopo di mantenere lo status quo. Un rifiuto senza ritorno, che segna la fine del loro matrimonio, con tanto di separazione e affidamento della causa ai due migliori avvocati divorzisti. Una spirale di odio e aggressività che li condurrà a una fine indecorosa, non priva di colpi bassi e di un sorriso amaro di fondo. 

Eccelsa è l’interpretazione di Ambra, che riesce a coniugare un’innata ironia al sentimento di frustrazione verso il marito, passando dalla freddezza glaciale a violenti scoppi di ira nelle fasi terminali della separazione. Anche Matteo Cremon, meno noto negli ambienti romani, è riuscito a rispondere colpo su colpo, con convinzione e perizia, pur non arrivando a eguagliare la presenza scenica dell’altra. Di impatto è la performance di Massimo Cagnina, maestoso non solo nella figura ma anche nella recitazione, non facendo rimpiangere la performance di Danny De Vito. 

Pregevole è la scenografia, firmata da Laura Benzi, con un impianto moderno, che ricostruisce alla perfezione la famosa villa dei Roses con l’imperioso lampadario al centro e la colonna sonora d’accompagnamento, composta e selezionata da Arturo Annechino.

Un risultato stupefacente per un progetto ambizioso, che rischiava di emulare il film senza possederne le peculiarità, che al contrario non solo allieta, ma lascia spazio all’introspezione, per riflettere sul vero significato del matrimonio, dei sentimenti e di come alimentarli. Pièce brillante e consigliata, in scena fino al 7 gennaio al Teatro Eliseo di Roma.

La guerra dei Roses

regia Filippo Dini

di Warren Adler 

traduzione di Antonia Brancati e Enrico Luttmann

con Ambra Angiolini e Matteo Cremon

Massimo Cagnina e Emanuela Guaiana 

Scene Laura Benzi

Costumi Alessandro Lai

Luci Pasquale Mari

Musiche Arturo Annecchino

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