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Il dramma “Intrigo e Amore” composto da un giovane Friedrich Schiller, figlio dello Sturm Und Drang è in scena al teatro Quirino di Roma, registrando il tutto esaurito e applausi con standing ovations

Tanto è il clamore per un’opera che sulla carta rischiava di cadere nel manierismo: la classica storia d’amore contrastata tra un nobile rampollo e una borghese squattrinata, alimentata dagli ostacoli e con un finale funesto. Invece, così entusiasmante è la messa in scena che non pesano le tre ore di durata, tra i colpi di scena e l’accompagnamento musicale che trasforma il dramma in un melodramma, dove a vincere sono le emozioni. Scarna è la scenografia, solo un pianoforte e qualche sedia. A creare l’atmosfera ci pensano gli attori, che completamente al loro agio nei costumi tardo settecenteschi si dimenano tra ironia, intrigo, sentimenti puri e passioni ardenti. “In una visita guidata presso la casa di Schiller a Weimar – racconta il regista Marco Sciaccaluga – mi colpì un’annotazione di suo pugno sotto un disegno di sua figlia: Che la mia bimba abbia una vita nella libertà e le sua risparmiato il destino di Luise Miller, un padre sogna per la sua bambina un destino di libertà , mentre nella sua testa di poeta drammatico infuria la passione di un destino di schiavitù e ribellione. Guardando quel disegno ho capito: “Intrigo e Amore” continua a parlarci della pace di quella casa borghese”.

Ed è appunto Luis – alla quale era ispirato il titolo originario della pièce divenuteo poi “Intrigo e Amore” –  è l’eroina romantica per eccellenza che con tutte le virtù fisiche e morali seduce il giovane nobile, il maggiore Ferdinand, figlio del Presidente e per questo amore è disposta a sacrificare anche la stessa vita, pur nel rispetto dei suoi valori familiari. Sulla stessa lunghezza anche il maggiore Ferdinand che si opporrà al volere del padre di sposare la favorita del principe per ragioni politiche, pronto a sfidare ogni avversità e autorità. 

Avvincenti e realistiche le performance dei due protagonisti: Alice Arcuri (Luise) e Simone Toni (Ferdinand), che si calano alla perfezione del vortice della passione, non lesinando sulle reazioni: esemplare è la rottura del violino, frantumato in mille pezzi, nel climax della disperazione. Altro tema caro a Schiller è la contrapposizione tra i valori della borghesia e quelli della nobiltà, ben esemplificati nel contrasto tra lo stile di vita dissoluto e spregiudicato dei nobili tedeschi rispetto alla fede e alle virtù della borghesia. “Non sono come noi, è gente che per un giuramento davanti a Dio darebbe la vita” afferma il segretario Wurth, machiavellico braccio destro del Presidente, pronto a tutto per rompere l’idillio tra i due giovani, combattuto tra la gelosia e la sete di potere. A trionfare in questa pièce sono i valori borghesi rappresentativi di un’epoca di transizione in cui la classe media trionfa negli affari sostituendo al libertinaggio e alla scaltrezza dei nobili il senso della famiglia, il rispetto del decoro e la fede in Dio. 

Prevale, dunque, la dignità della povera Luise, che con la sua purezza e semplicità sconvolgerà la vita della favorita del re, spingendola alla fuga e alla rinuncia al matrimonio combinato col suo Ferdinand, simbolo dell’eroina romantica borghese con saldi valori etici. Un idillio perfetto se non si scontrasse con la crudeltà e il mantenimento status quo, che al potere tutto sacrifica. “L’amore romantico non si piega alla volontà dei potenti, sconfigge la morte con l’eternità dei sentimenti” dichiara il morente Ferdinad. Un epilogo tragico shakespeariano, che purifica il sentimento e colpevolizza i nobili, che alla brama di potere sacrificano il proprio seme. 

Una disanima approfondita di un’epoca, la fine del ‘700, segnata dalla Rivoluzione Francese con la fine delle monarchie tiranniche e affamatrici del popolo e l’avvento della classe media. 

“È stato un lavoro di approfondimento tra Shakespeare e Miller per creare un autentico feeling tra me e Simone Toni: iniziare la pièce guardando il pubblico, tra ironia e dramma è già straniante per un attore: sono davvero soddisfatta dell’apprezzamento ricevuto” spiega la protagonista, l’ineccepibile Alice Arcuri.

Un dramma a tinte forti, con passioni travolgenti e machiavelliche trame così come la natura umana divisa tra buoni sentimenti e sete di potere: da vedere per rivivere i fasti del romanticismo, in un clima carico di pathos ed emozione. 

Dal 6 all’11 febbraio al Teatro Quirino

Intrigo e Amore
di Friedrich Schiller
versione italiana Danilo Macrì

regia Marco Sciaccaluga

versione italiana Danilo Macrì

con Roberto Alinghieri   Alice Arcuri   Enrico Campanati
Andrea Nicolini   Orietta Notari   Stefano Santospago   Simone Toni Mariangeles Torres   Marco Avogadro   Daniela Duchi   Nicolò Giacalone

Scene e costumi Catherine Rankl
Musiche Andrea Nicolini

Luci Marco D’Andrea

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