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Checché ne dica il presidente americano Trump, che nega il fenomeno del surriscaldamento globale, la temperatura media della terra è in costante aumento, i ghiacciai si sciolgono, il livello degli oceani sale. Di questo passo, non proprio dopodomani ma in un futuro abbastanza vicino, il mare arriverà ad alzarsi da un minimo di 2 a un massimo di 80 metri.

Tutte le zone costiere saranno sommerse, intere città andranno sott’acqua, gli americani già stanno studiando un piano di emergenza per spostare Manhattan in un punto più elevato. Ma non tutti gli insediamenti umani nati oggi sulle coste potranno salvarsi.  Peggio di tutti sta Venezia che un giorno vedrà l’acqua della laguna lambire la sommità del campanile di San Marco. Sembra divertito all’idea di fare “mister catastrofe”: davanti all’uditorio del Rotary Club Roma Olgiata, l’oceanologo Furio Ruggiero, parlando sul tema “Sistemi di controllo oceanografici, monitoraggio e allarme tsunami”, non usa mezzi termini: l’uomo sulla terra, come diceva Ungaretti, “sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, cioè in modo molto precario. E spiega il perché. “Sulla terra ci sono 5.000 vulcani, ma solo per il 20 per cento sono sulle terre emerse, il restante 80 per cento sono sottomarini, cioè sommersi nelle profondità degli abissi, e noi ne conosciamo solo il 5 per cento”. 

Eppure la scienza dovrebbe studiare più e meglio gli oceani che ricoprono il 75 per cento della superfice terrestre. Una gran massa d’acqua che determina il clima della Terra e quindi le condizioni di vita dell’uomo. Strettamente legati ai vulcani sottomarini sono i maremoti, cioè i terremoti che smuovono gli abissi oceanici, e la loro conseguenza in superficie, cioè gli tsunami. Come purtroppo è dimostrato dall’esperienza vissuta nei secoli da una “terra ballerina” come l’Italia, i terremoti non si possono prevedere, mentre per gli tsunami si può contare su un preavviso di poche ore. “Quando si sveglia un vulcano sottomarino, l’onda d’urto mette in moto sulla superficie un’onda che propagandosi arriva ben presto alla costa, dove fa tutti i danni possibili”. Il dottor Ruggiero, che negli anni ha condotto approfonditi studi sugli oceani con l’impiego di strumentazioni sempre più sofisticate, sottolinea l’importanza di tali ricerche perché possono essere d’aiuto nel proteggere le popolazioni costiere dalla mazzata di uno tsunami che si abbatte dopo poche ore dalla sua formazione al largo. “Monitorando gli abissi marini è possibile avere un minimo di preavviso dello tsunami in arrivo –spiega Ruggiero – per salvare migliaia di vite umane”. 

Ma tenere sotto controllo gli oceani non è impresa facile. L’oceanologo ha mostrato con numerose slides la difficoltà di mettere in acqua le avveniristiche strumentazioni: oltre al fatto che il mare non sembra gradire di essere, per così dire, inquisito, ci sono anche gli animali marini che interferiscono con gli strumenti: i delfini con il loro sonar naturale, uno squalo che addirittura si è mangiato una sonda, o i gabbiani che si appollaiano in massa sulle antenne e disturbano il segnale. E l’Artide che si scioglie? “Non sappiamo se sia tutta colpa dell’inquinamento provocato dall’uomo – conclude Ruggiero – ma andando avanti così i nostri discendenti si ritroveranno un giorno tutti sott’acqua”. 

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