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“Prima di andare via”: il successo di Gili chiude la stagione fiorente del Piccolo Eliseo

Un dolore perturbante che esplode immenso dentro al petto. Soffoca, preclude il respiro, rallenta la vita fino a renderla insopportabile.

È questo sentimento invalidante a caratterizzare “Prima di andare via”: l’ultima pièce che ha chiuso la stagione del Piccolo Eliseo di Filippo Gili, interprete e commediografo prodigioso, che descrive il momento di rottura in cui la vita ci sfugge di mano, con tutte le sue dolorose conseguenze. 

Una tranquilla cena domestica, con la famiglia raccolta attorno alla tavola imbandita e poi l’annuncio: “Questa notte la faccio finita”. A dirlo è Filippo Gili nel ruolo del fratello maggiore, bravo nel dare forma a un disagio totale, che spiazza e sconvolge la famiglia: “Dalla morte di mia moglie, per me la vita non ha più senso e vivere mi è diventato un peso” dichiara. Secco, nitido, glaciale. Un’affermazione che come un macigno travolge la pace familiare. In primis, segue una reazione di chiusura e rifiuto, poi il terrore e infine l’esplosione della rabbia. Botte e lacrime dalla sorella incinta, che si sente deprivata dal suo punto di riferimento, il maggiore, a pochi mesi dalla nascita del nipote; poi le grida del padre, un immenso Giorgio Colangeli, adatto col suo piglio tragico a incarnare il pater familias  dandogli del codardo e infine la scena drammatica della madre, avvinghiata al corpo del figlio, come un fuso al bandolo sino a cadere a terra stremata.

Un crogiuolo di emozioni contrastanti, stridenti: la vita, la morte, l’egocentrismo, la famiglia, la libertà, la voglia di autodeterminazione, la sofferenza e il suicidio. Il tutto vissuto attraverso un gioco di sguardi, emozioni inespresse, rancore, rabbia, reazioni di pancia e infine dolore: il silenzio e il vuoto.

Spiega il regista, Francesco Frangipane: “Prima di andar via rappresenta la prima tappa di un intenso percorso drammaturgico e teatrale in cui si vogliono affrontare grandi temi universali, come la vita e la morte, il destino e il libero arbitrio. Qui la morte viene vista come possibilità di salvezza e il protagonista la invoca in nome della libertà e della volontà di poter essere artefice del proprio destino, assumendosi la responsabilità degli effetti devastanti che questa scelta provocherà nelle dinamiche sociali, e in particolare nel luogo in cui si è scelto di focalizzare l’attenzione: la famiglia. Un microcosmo che ci permette, di predisporre il pubblico a un meccanismo automatico d’immedesimazione e di catarsi”.

Un finale aperto, con la famiglia scossa ma riunita in attesa della fine, con la speranza della salvezza, che il figlio si dissuada dal gesto estremo, riscaldato dal loro affetto un attimo “Prima di andare via”. 

Prima di andar via

di Filippo Gili

regia Francesco Frangipane

Con Giorgio Colangeli Filippo Gili Michela Martini Aurora Peres Barbara Ronchi

Scenografia Francesco Ghisu

Costumi Cristian Spadoni

Luci Beppe Filipponio

Musiche originali Roberto Angelini

Produzione Argot Produzioni

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