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Le notti bianche: in scena la “fugacità della vita”

È ben riuscita la messa in scena de “Le notti bianche” al Teatro Ghione di Roma fino al 17 febbraio, per la regia di Francesco Giuffrè

Pochi giorni per assaporare uno dei più famosi racconti di formazione di Fëdor Dostoevskij, che riecheggia atmosfere oniriche, notti estive desolate, popolate solo da desideri, passioni fatue e sospiri d’amore. Ed è proprio su questo che si incentra “Le notti bianche”: una manciata di nottate che risvegliano la voglia di amare in un giovane sognatore, corroso dalla propria solitudine e dalle aspirazioni disattese. Ed è dall’incontro con una ragazza altrettanto triste Nasten’ka, che nasce nel giovane la voglia di amare, mettersi in gioco e condividere: le parole inespresse, i desideri proibiti, le volontà segrete. Sole quattro notti per cadere in un incantesimo d’amore, la cui sorte sarà condizionata dal destino che inesorabilmente ne muove i fili.

Emozionante è la rappresentazione, assai ben congegnata dal regista, che gioca con le dissolvenze e i punti di luce, per enfatizzare la malinconia di una città semideserta, una San Pietroburgo in versione estiva. E in questo silenzio plumbeo, spicca un giovane sognatore dallo sguardo trasognato, che cammina senza salutare nessuno, ma notando ogni dettaglio di ciascuno.

Passanti incarnati da manichini – mere presenze inanimate – che non partecipano alla vita del pensatore, seppur esistono nella sua fantasia, diventando protagonisti inconsapevoli di storie immaginarie. Intensa è pertanto la prova di Giorgio Marchesi, in questo difficile ruolo a metà tra il folle e il visionario, animato da un sentimento spontaneo e puro, come solo i primi amori sanno essere. Non è da meno Camilla Diana, nei panni della giovane infelice, il cui unico neo è un eccesso di manierismo, allo scopo di enfatizzare il patos, già di per sé prorompente. 

Nel complesso, una bella prova per il regista, che si prefigge di portare lo spettacolo in giro per l’Italia, per consentire ai più di apprezzare il nostalgico lirismo di Dostoevskij, che colora la commedia umana di molteplici sfumature, dalla malinconia alla tragedia, con una profonda levità, come solo i grandi maestri sanno fare.

Quattro notti che rappresentano per il sognatore: «Un intero attimo di beatitudine, è forse poco per la vita intera di un uomo?». La sintesi della drammaturgia dostoevskiana e della fugacità della vita. 

Dal 12 al 17 febbraio al Teatro Ghione

Le notti bianche

di Fedor Dostoevskij

per la regia di Francesco Giuffrè

con Camilla Diana e Giorgio Marchesi 

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