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Teatro Lo Spazio: MANGIA!

Uno spettacolo teatrale di e con Anna Piscopo sul desiderio di riscatto di una donna

ROMA – Il Teatro può avere ancora un senso in una società aggressiva, dissociata, carica di un individualismo sfrenato? In un periodo storico “globalizzato e inglobante”, dove prevale un materialismo spinto, privo di un respiro ampio e profondo e dove le istanze umane e collettive vengono schiacciate da logiche di opportunità e di interesse, ha ancora un significato lo sforzo di “fare Teatro”? 

Per Anna Piscopo la risposta non può che essere affermativa. E lo comprendiamo in modo compiuto nel suo pregevole lavoro “Mangia” presso il Teatro Lo Spazio (Febbraio 2019), dove si ha la possibilità di ammirare la potenza espressiva di un’ attrice che sa donarci con la sua straordinaria plasticità espressiva una prova artistica di rara e indiscutibile bellezza. 

Qui il Teatro si fa rappresentazione della realtà, senza scadere mai nel moralismo, nel vittimismo o nella più noiosa pedanteria educativa. Si va oltre, cercando di mettere in evidenza tutte le contraddizioni, le incertezze, i sogni, le speranze e i desideri di una donna che vuole risollevarsi dalla sua condizione di marginalità imposta da un mondo provinciale ancora chiuso e arretrato. Anna Piscopo mette in scena con lucida e determinata capacità espressiva un figura femminile che cerca in tutti i modi di trovare il riscatto da una condizione che non ha scelto, che gli è stata imposta da un ambiente ostile, scegliendo di partire alla volta di Roma con la speranza di trovare la sua dimensione, una realizzazione che possa salvare la sua anima da un abisso che incombe e la divora. 

Ma è qui che troviamo la frattura insanabile tra l’individuo che desidera solo il suo posto, un brandello di felicità, di amore e il mondo circostante, feroce, insensibile, impermeabile a qualsiasi richiesta o preghiera, che non ascolta e che rifiuta le legittime istanze di realizzazione, erigendo muri e barriere invalicabili. Un Moloch silente e indiscutibile che divora i suoi stessi figli, come Saturno. 

Ed il divorare, il mangiare è alla base della reazione del personaggio interpretato da Anna Piscopo, in quanto per liberarsi da tutti i suoi limiti, da tutte le sue manchevolezze, dalla solitudine e dalla disperazione deve divorare letteralmente tutte le realtà che hanno dominato la sua vita e hanno caratterizzato un’esistenza segnata da sconfitte interiori strazianti e cariche di rimpianto.

Anna Piscopo, con la sua indiscussa qualità introspettiva e di mimesi creativa che la caratterizza, riesce a mettere in moto con straordinaria sicurezza di sé un flusso, quasi tragicomico, di dialoghi interiori che rappresentano le molteplici figure di un personaggio complesso e contraddittorio, avvolgendo lo spettatore in un racconto unico, capace di coinvolgerlo in un’analisi più profonda e critica del proprio sé.

Tutti possiamo e dobbiamo metterci in discussione grazie all’opera di Anna Piscopo e a tutti è lasciata la possibilità di domandarsi il perché della propria dimensione e dei propri errori per arrivare ad una migliore comprensione del proprio stato e delle proprie dinamiche.

Del resto, è su questo che batte il sorprendente lavoro della Piscopo: in fondo, siamo tutti degli emarginati in cerca di un posto dove stare e siamo tutti in lotta con i nostri fantasmi per raggiungere in equilibrio che forse non troveremo mai.

Qui sta la cifra stilistica e interpretativa di una grande attrice che travolge ogni cosa con lo splendore di una sensibilità creativa ed espressiva senza pari che inchioda lo spettatore ad un silenzio riverente e alla consapevolezza del suo limite.

 

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