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Fertilità. L’orologio biologico non segue i nostri comodi

Convegno Rotary con il dottor  Alberto Vaiarelli, specialista di medicina della riproduzione, fondatore di ”Idee fertili”

ROMA – I dati statistici parlano chiaro: in Italia due coppie su dieci hanno problemi di infertilità. Dal 2008 al 2016 mancano all’appello  centomila bambini (mai nati).Oggi, in Italia ogni coppia mette, mediamente, al mondo  1,3 bambini. In altri Paesi la media è molto più alta. Nascono, dunque, meno bambini, per molte ragioni, ma anche perché l’orologio biologico della donna non è più regolato sul modello di vita della famiglia moderna. Questo lo dicono i medici:  il sistema riproduttivo non tiene conto delle mutate condizioni di vita della nostra società che tende a spostare in avanti l’età della riproduzione. Non puoi rimettere l’orologio come ti farebbe comodo.

Dicevano i nostri nonni alle figlie  in età da marito: sposatevi presto e fate subito i figli. Oggi  quei nonni nessuno li starebbe a sentire, e le ragazze a sposarsi presto non ci pensano proprio. “Ho ventisette anni, vado ancora ai concerti di Baglioni. Quando non ci andrò più, penserò alla famiglia”: la dichiarazione d’intenti  è di una bionda socia dell’Interact che alla serata promossa  dal Rotary Club Roma Olgiata sul tema dell’infertilità, ha portato la voce della gioventù di oggi.

Relatore della serata  sul tema “Idee fertili. Promuovere la cultura della fertilità nel nostro territorio attraverso il Rotary” è stato il socio  dottor Alberto  Vaiarelli , laureato all’università di Messina in  ginecologia e ostetricia e specialista  di medicina della riproduzione.  Sua l’idea di creare  www.ideefertili.it , un progetto promosso  dalla Società Italiana di Fertilità e Sterilità allo scopo di offrire una corretta informazione in materia di fertilità. Da un’intervista a campione è emerso che sulla fertilità il 34,7% degli italiani si informa  solo su Internet,  il 29,4% si informa dagli amici,  il 47,%  pensa che le percentuali di gravidanza  diminuiscano  prima dei 50 anni, mentre ben l’80% ritiene che il ciclo mestruale coincida con la fine della fertilità.

Fin da giovanissimi  comportamenti scorretti  possono compromettere una futura maternità  e informarsi  è un modo per essere liberi di scegliere. Sempre secondo i dati riferiti dal dottor Vaiarelli, il 783% degli intervistati  non ha mai pensato di fare un controllo medico riguardo alla propria fertilità. E’ opportuno, invece,  che i giovani di ambo i sessi dai 16 ai 18 anni  ogni uno o due anni   si sottopongano  a visite specialistiche  per prevenire problemi di  fertilità maschile e femminile. E non cedere a droga, fumo o alcool, fattori ugualmente dannosi per la fertilità.

Tornando ai dati statistici  che offrono un quadro preoccupante della società italiana di oggi, il dottor Vaiarelli ha sottolineato come un aspetto del problema del calo della natalità sia innanzitutto un problema di informazione e  poi una prerogativa dei governi. “Abbiamo bisogno di una popolazione giovane”, ha detto. Quindi sull’egoismo e l’opportunismo che caratterizza molti giovani di oggi deve prevalere il concetto fondamentale della prosecuzione della specie. “Molti si sentono troppo giovani per mettere figli al mondo, ma è un ragionamento sbagliato. Il declino della fertilità inizia a 30 anni, a 40 le probabilità di una gravidanza non sono più del 10%, a 50 la menopausa è il segnale  ultimo di infertilità. Se non tiene conto di questi parametri, la nostra è una società destinata ad un inarrestabile declino”. E il Rotary Club dovrebbe farne una propria battaglia civile. Baglioni può aspettare, l’orologio biologico della donna no.

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