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Anfiteatro della Quercia del Tasso: successo per Cásina, tra disagi e autopromozione

ROMA – È da poco calato il sipario su “Cásina” di Plauto, spettacolo di chiusura della 50° stagione dell’Anfiteatro della Quercia del Tasso al Gianicolo, che ha ottenuto il consenso del pubblico e della critica. Il merito della messa in scena spetta alla compagnia “La Plautina” di Sergio Ammirata, attore e regista talentuoso, già direttore del Teatro Anfitrione.

È, infatti, dal 1965 che il direttore inscena le commedie di Plauto in questa ineguagliabile cavea antico-romana, incantando generazioni di spettatori, che ogni anno accorrono all’appuntamento in una delle passeggiate più spettacolari di Roma, tra il belvedere del Gianicolo e la statua di Garibaldi.

Tutt’altro che facile, però, è la gestione di questo teatro estivo tra incuria e abbandono, la cui manutenzione è affidata soltanto ai privati, che si adoperano per renderlo agibile, privi di qualsiasi sovvenzione e promozione, pur essendo uno degli eventi di punta dell’Estate Romana. Ed è da allora sino a oggi, una continua lotta tra il degrado urbano e i problemi strutturali, delegati completamente alle cure della compagnia, decisa a tenerlo aperto pur rimettendoci di tasca propria per amore dell’arte. Un sacrificio ripagato dal pubblico – italiano e internazionale – che col solo passaparola riempie gli spalti, grazie alla bravura degli interpreti e all’innato carisma del direttore Ammirata, ridando lustro all’antica quercia che ha ospitato gli ultimi respiri del Tasso e del vate Giacomo Leopardi.

Dal punto di vista filologico, “Cásina” appartiene al genere palliate: le commedie latine di ispirazione ellenica ed è nota come l’ultima opera scritta da Plauto prima di morire. La trama narra la vicenda di Cásina, trovatella rinvenuta da una coppia patrizia: Cleostrata e Lisidamo, che la allevano nella propria casa, notandone sin dall’infanzia la rara bellezza. Ormai giovinetta, ammaliò sia il suo patrigno, il vecchio Lisidamo che suo figlio maggiorenne. Ed è qui che si sviluppa l’intreccio, aprendosi a più sotto-trame ordite dai due rivali per accaparrarsi la giovane a dispetto del proprio ceto e poter così approfittare di lei. Intrighi svelati in stile plautino, grazie alla furbizia del servo e all’abilità della matrona romana, che insieme riusciranno a smascherare il pater familias e i suoi macchinosi espedienti, coprendo di ridicolo le sue pulsioni perverse, suscitando ilarità e scherno in platea. Si tratta di una comicità semplice basata sul rovesciamento degli stilemi classici, nell’inversione dei modelli culturali dell’epoca per un umorismo autentico, non privo di colpi di scena. Ed è proprio questo il merito della compagnia “La plautina”: divertire senza scadere nella trivialità, adattando le maschere latine al gusto moderno al di là di rigidi schematismi. A tal proposito, brillano tutti gli interpreti per la loro complicità e fluidità di recitazione sotto la sapiente direzione di Sergio Ammirata, cui va, inoltre, il merito di attualizzare il coro, interpretata dalla brava Francesca Di Meglio: per metà narratrice e per l’altra, una vera e propria assistente alla regia, con tanto di copione, per un effetto comico senza precedenti. E chiusi i battenti sulla stagione estiva, la sperimentazione continua presso il teatro Anfitrione in via di San Saba, in un continuum ideologico, per allietare con eleganza e stile. 

Cásina

liberamente tratto dal capolavoro comico di Plauto

per la regia di Sergio Ammirata

con Vittorio Aparo (Calino); Elisabetta Centore (Cleostrata);

Amedeo D’Amico (Olimpione), Francesca Di Meglio (Trottola); Tania Lettieri (Mirrina); Helene Olivi Borghese (Pardalisca); Enrico Pozzi (Alcesimo); Maurizio Ranieri (Strabilo);

scene e costumi Clara Surro, musiche Pasquale Citera.

Foto © Paolo Cencioni

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