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Teatro Eliseo: “L’onore perduto di Katharina Blum”, un attacco alla cattiva informazione

Un esperimento drammaturgico ambizioso è “L’onore perduto di Katharina Blum”: spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Heinrich Boll in scena al teatro Eliseo di Roma sino al 15 dicembre.

Un adattamento opera di Letizia Russo, che traspone in prima persona le tragiche vicende occorse a Katharina Blum, scrupolosa collaboratrice domestica 27enne che racconta direttamente il mistero che la riguarda. Una narrazione in soggettiva, alternata a un vero e proprio flusso di coscienza, dove i pensieri di Katharina scorrono liberi interrotti dai dialoghi tra la protagonista e gli altri personaggi: una pluralità di punti di vista che si intervallano, creando una sorta di straniamento nello spettatore, spezzando la vis drammaturgica. Un eccesso di letterarietà nella sceneggiatura dipeso dalla volontà del regista Franco Però di mantenersi il più possibile fedele all’originale. Una scelta condivisibile in parte, perché produce un rallentamento nell’azione, con un conseguente calo di attenzione nel pubblico.

Una scenografia, invece, minimale suddivisa in più stanze formate attraverso reticolati in legno trasparente – veri e propri “luoghi mentali” – dove l’azione e l’intreccio si svolgono separatamente, ricreando l’idea della contemporaneità degli eventi, sincronizzati in più spazi come nella quotidianità. Un approccio ispirato al cinema, che vivacizza la scena con vari camei autonomi ma interdipendenti, che scandiscono il fluire del tempo.

La trama si snoda intorno al famoso Carnevale di Colonia del 1974 quando Katharina può godersi qualche giorno di permesso – con i coniugi Blorna finalmente in ferie – dopo sei anni di lavoro ininterrotto e decide di approfittarne per “ballare e bere tutta la notte” alla festa in maschera in casa della sua madrina Else. E sarà lì che incontrerà l’uomo della sua vita: Ludwig Gotten, un presunto terrorista di cui si innamorerà perdutamente, ignara della sua vera identità, aiutandolo a fuggire tramite l’impianto di areazione della sua casa dopo aver passato la notte con lui. E sarà allora, che la polizia la torchierà con una serie di pressanti interrogatori secondo i metodi in voga nella vicina DDR (con microspie ovunque e pedinamenti) e la svenderà ai tabloid, sottoponendola a un’enorme pressione psicologica per spingerla a confessare dove fosse il suo amante. 

Ed è un “j’accuse” contro la “mala informazione”. A esser messa sotto accusa è in realtà la stampa scandalistica che inventa notizie senza rispettare la presunzione di innocenza, la dignità e la reputazione dell’imputato, danneggiando irrimediabilmente la vita delle persone fino alle più estreme conseguenze. Una commedia che dimostra come un certo tipo di stampa proiettata solo sull’aumento di tiratura, priva di una qualsiasi deontologia professionale, possa stravolgere l’esistenza delle vittime, trasformandosi da garante della verità ad arma persecutoria di massa.

Uno spettacolo avvincente, non privo di qualche vizio di forma, ma con un cast davvero eccezionale. I migliori: Peppino Mazzotta nei panni dell’avvocato Blorna, il datore di lavoro di Caterina, “uomo illuminato e fragile, dotato di una spiccata ironia e umorismo fuori dalle righe; Elena Radonicich, la bellissima protagonista, più convincente nel secondo tempo e il brillante Emanuele Fortunati nel duplice ruolo del commissario e del politico corrotto. 

Un progetto fuori dal comune con l’allure del teatro impegnato, la leggerezza del noir e l’umorismo da “black comedy”.

Al teatro Elise sino al 15 dicembre

“L’onore perduto di Katharina Blum”

dal romanzo di Heinrich Boll

adattamento di Letizia Russo

regia di Franco Però

con Elena Radonicich, Peppino Mazzotta, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos.

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