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Scuola. La supremazia del banco

Bando europeo pubblicato, gara avviata, in attesa di aggiudicazione. In palio migliaia di banchi monoposto per una serena ripartenza delle scuole a settembre. Il dibattito pubblico intorno alla scuola ai tempi del Covid-19 sembra non spingersi oltre. Il banco singolo, con seduta colorata, rotelle mobili e ripiano incorporato pare essere la soluzione più veloce ed efficace, quella maggiormente in grado di mantenere il distanziamento fisico di un metro nelle nostre aule.

E non solo, l’acquisto di questi arredi consentirà – dice la ministra- persino un’innovazione della didattica, anche una volta che l’emergenza sanitaria sarà passata.

Nella mia scuola esiste da ormai oltre 5 anni un’aula 2.0 con le pareti colorate, il parquet, la LIM, una ventina di banchi monoposto e altrettanti tavoli mobili con le ruote e la sagoma a forma di trapezio per favorire i lavori di gruppo e la didattica attiva. Sono lì, da più di un quinquennio, elementi di arredo assai costoso, un “mobilio immobile” quasi mai utilizzato. Alessandro però li ha collaudati tutti, uno ad uno. Si sedeva per bene, afferrava la tavola di appoggio, prendeva la rincorsa e via sulle quattro ruote, sgommata dopo sgommata, contro le pareti, contro i termosifoni e contro tutte le altre sedute. Erano per lui vere e proprie macchine da scontro, un luna park irresistibile che occupava buona parte dei suoi momenti densi di iperattività e oppositività.

A dire il vero talvolta in quell’aula iperinnovativa ho visto alcune classi guardare i film, sempre immancabilmente scivolando di tanto in tanto contro il compagno, sul piede del vicino, al dondolio piacevole dell’inedita altalena. Abbiamo adesso l’urgenza di riorganizzare gli spazi della didattica, bene. Possibile che l’unica soluzione che viene dal Ministero sia l’acquisto di costosissimi banchi individuali? Quale innovazione dovrebbero portare questi nuovi arredi? Ho visto decine di formidabili lezioni frontali con gli alunni seduti sui banchi 3.0 della didattica, con forse qualche urlo in più della collega di turno a fare la differenza. Non c’è maniera più utile e intelligente di spendere le poche e preziose risorse che abbiamo?

Quando penso alla mia scuola mi vengono in mente le due terrazze dove la collaboratrice scolastica è solita sbattere la scopa e i panni cattura polvere. Mi viene in mente il grande giardino che la circonda sotto pini secolari, penso alle aule informatiche grandi e ormai adibite a reperti archeologico museali. Ripensiamoli questi spazi, ripartiamo da quel che c’è (quando c’è). Investire sulla ristrutturazione/riorganizzazione leggera di questi spazi non è forse più importante dell’acquisto indiscriminato di migliaia di banchi monouso?

C’è una famosa foto che porto sempre nella mia memoria, quella di Don Milani che sotto una pergola e su un vecchio tavolone, all’aria aperta, fa scuola con i suoi ragazzi. Il grande e vecchio tavolo non garantirebbe anche lui il giusto distanziamento fisico? Liberi (e distanziati alla giusta metratura) attorno a un tavolo e non chiusi nel proprio banco: comunità o individualità, cooperazione o individualismo è questa la differenza. Certo, questo comporterebbe aule con la metà degli alunni attuali, più docenti, più complessità. Ma non è forse meglio immaginare e cominciare a costruire sin da ora una scuola diversa investendo sugli spazi e sulle modalità della didattica più che su arredi dalla dubbia utilità e dal costo esagerato?

Le questioni sono molte e complesse. Non c’è probabilmente un’unica soluzione praticabile, ci sono più strade, più sentieri che possono essere percorsi. Non appiattiamoci sul banco.

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