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Festa Cinema Roma 15. Il cinema di Satyajit Ray, cui è dedicata una retrospettiva importante

Satyajit Ray è il maggiore regista indiano ed uno dei maestri del cinema mondiale. Nato a Calcutta nel 1921 vi è morto all’età di 71 anni dopo aver firmato una trentina di titoli fra film, cortometraggi, documentari che lo hanno reso celebre anche in occidente.

I suoi film sono stati distribuiti in tutti i paesi, con lui il cinema indiano si è fatto conoscere nel mondo: se oggi Bollywood, la Hollywood d’oriente, fa concorrenza alla californiana Mecca del cinema si deve anche a Ray e ai suoi significativi film.  Ma anche lui ha ricevuto meritati riconoscimenti dall’Occidente: nel 1982 la Mostra di Venezia gli assegnò il Leone d’oro alla carriera, e dieci anni lo stesso fece la serata degli Oscar che lo omaggiò dieci anni dopo, nel 1992, a due mesi alla scomparsa.

 Oggi la Festa del Cinema di Roma rende omaggio al grande regista bengalese con la presentazione di quindici fra i suoi più importanti film. La personale si apre con Il lamento sul sentiero che è il primo film di Ray. Lo realizzò fra mille difficoltà di natura economica ma fu ripagato da un grande successo. Ambientata ai primi del Novecento è la storia di una povera famiglia bengalese di casta bramina vista con gli occhi dell’ultimo nato, il piccolo Apu, e della sorella maggiore. Nel ruolo di quest’ultima c’è Uma Das Gupta, un’attrice diventata poi famosa anche in Italia per esser parente stretta di Sonali, la moglie indiana di Roberto Rossellini. Il regista di Roma città aperta era andato in India in quegli anni su invito del governo per realizzare filmati che illustrassero la realtà moderna del Paese in via di sviluppo. A Calcutta, fra una ripresa e l’altra Rossellini conobbe e corteggiò Sonali, peraltro sposata ad un regista indiano, e al ritorno in Italia, rotto definitivamente il rapporto già scricchiolante con Ingrid Bergman, la sposò portandola nella sua villa sull’Appia Antica (dove un giorno sarebbe andato ad abitare Franco Zeffirelli e dove proprio in questi giorni Silvio Berlusconi ha annunciato di voler andare a stabilirsi rinunciando al prestigioso palazzo Grazioli in pieno centro). 

Il successo del film, che al festival di Cannes di quell’anno, il 1955, vinse il Premio del Documento Umano per il rigore e insieme la poesia con cui descrisse l’ambiente in cui si svolge la vicenda e che agli occhi occidentali apparve di particolare suggestione, indusse il regista a tornare sul tema della cronaca familiare dando così inizio ad una trilogia sulla condizione umana segnata dalla povertà, con i film Aparajito del 1956 e Il mondo di Apu di tre anni dopo, anche questi compresi fra i quindici titoli con i quali la Festa del Cinema di Roma rende omaggio al cineasta bengalese. 

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