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Festa Cinema Roma. “Il mondo di Apu”, il più visto in Oriente

Ambientato nella Calcutta (la città natale del regista Ray) degli anni Trenta, il film conclude la trilogia aperta con Il lamento sul sentiero e Aparajito. 

Qui ritroviamo adulto il bambino del primo film nei panni di un perdigiorno squattrinato con ambizioni letterarie destinate a restare tali. Per sbarcare il lunario sposa una ragazza che ben presto gli dà un figlio ma muore di parto. Solo dopo cinque anni Apu si decide ad andare a trovare il bambinetto che fino ad allora ha ignorato.  Ma anche qui, come nei due precedenti film, il personaggio del protagonista vede ripetersi una sorta di maledizione: quella di perdere o abbandonare le persone che ama.

 Ray rinnova qui la sua predilezione per la saga familiare, con personaggi vividi calati in un paesaggio nella cui minuta descrizione il regista bengalese ama soffermarsi con cura. Interpretato da attori da noi del tutto sconosciuti il film è del 1959, e da quell’anno è sempre stato in proiezione nelle sale cinematografiche d’Oriente che oggi si riempiono con i colossal prodotti dalla Bollywood più commerciale. Difficile pensare che Satyajit Ray avrebbe apprezzato il nuovo cinema indiano, tutto musica e colore, lui che al suo cinema ha dato sempre un rigoroso bianco e nero di grande suggestione. 

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