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Festa Cinema Roma 15. In nome della legge di Pietro Germi, grande del nostro cinema

Come ogni festival che si rispetti, anche la Festa del Cinema di Roma ha offerto al suo pubblico un’occasione di incontro con film classici restaurati. Quest’anno due titoli sono stati in programma: In nome della legge di Pietro Germi e Padrepadrone dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, due film che quando uscirono ebbero molto successo. Ed è giusto ricordarli al pubblico di oggi presentandoli nella meravigliosa veste di un restauro fatto con grande competenza e maestria. 

In nome della legge è il terzo film che un Germi trentacinquenne non senza difficoltà produttive girò nel 1949. Aveva già diretto Il testimone e Gioventù perduta, annunciandosi come un autore di grande sensibilità e attento ai problemi sociali. Con questo film anticipa il filone del cinema di impegno civile. E’ interpretato da attori in quegli anni sugli altari, come Massimo Girotti, Charles Vanel e Saro Urzì. È la storia di un pretore dell’Italia settentrionale trasferito in un piccolo centro siciliano dove si trova subito alle prese con situazioni e uomini di mafia. Il film è tratto dal romanzo Piccola pretura del magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo, anche lui una figura di spicco nella lotta alla mafia che oggi diremmo di vecchio stampo. 

Nel racconto Germi mette tutto l’entusiasmo dei suoi anni verdi e della voglia di fare un cinema di denuncia, come poi dimostrerà con film non meno impegnati, come Il cammino della speranza, Un maledetto imbroglio, Divorzio all’italiana, scoprendosi anche un filone ironico. Il film non manca di azione, prelude al neorealismo, si avvale della sceneggiatura di due che diventeranno ben presto dei grandi del cinema italiano: Federico Fellini e Mario Monicelli, a Massimo Girotti procurò un meritatissimo Nastro d’argento, e i giornalisti del sindacato cinematografico non si trattennero dal riconoscergli un premio speciale per la regia che indubbiamente aveva colpito

 

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