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Gigi Proietti: commemorazione a Roma, tra arte e sacralità

Roma si veste a lutto nel giorno dei funerali del maestro: Gigi Proietti, venuto a mancare il 2 novembre, il giorno del suo 80esimo compleanno stroncato da un attacco di cuore. 

Un corteo funebre partito dalla clinica Villa Margherita, scortato da agenti della polizia municipale e carabinieri in alta uniforme, che ha fatto visita ai simbolo della romanità: Piazza del Campidoglio, Via Veneto e la prima sosta nel suo teatro, il “Silvano Toti Globe Theatre”, a lui ora intitolato, prima di procedere verso la chiesa degli artisti in Piazza del Popolo per le esequie.

Ad accoglierlo nella sua dimora artistica, il teatro elisabettiano di Villa Borghese, sotto la sua direzione per 17 anni, tanti attori – tutti amici e colleghi – distanziati secondo le direttive anti-Covid e che al suo esempio e ai suoi insegnamenti devono molto. In primis, un applauso scrosciante all’arrivo del feretro, ancora una volta sul palco, per assistere agli ultimi saluti e pensieri in suo onore.  “Tra le prime cose che ci ha insegnato – racconta Pino Quartullo, attore e suo primo allievo del laboratorio – è a fare lo sbruffo del cavallo e a saper muovere distintamente le orecchie. Tutti rimanemmo sbigottiti ma ciò che voleva trasmetterci è l’importanza del linguaggio del corpo nella recitazione”. E poi Marisa Laurito, che rotta dalle lacrime ha dichiarato «di non poterlo mai dimenticare, brillante, generoso, mai maschilista e sempre pronto a correre in aiuto, un vero monumento». 

E così ancora in tanti: attori e attrici, pronti a salire sul palco, rotti dall’emozione, nel tentativo di rendere ancora una volta omaggio al maestro. Toccante è stata l’esibizione di Enrico Brignano, che con voce commossa, ha letto una lunga lettera dedicata a Proietti, che così terminava: «E infine quel grazie arrivato dal cuore: Grazie Gigi. Eri e sei pura luce; ti sei lasciato dietro uno scintillio di cui resta un timido bagliore su tutti noi. Così, mi piace immaginarti sereno nel viaggio che hai intrapreso, certo di aver fatto un buon lavoro, con il tuo baule che hai portato tante volte in scena, strapieno della nostra gratitudine. Lo so. Da maestro starai pensando: “Daje, Erì strigni… stai sotto finale…”. Stringo. Adesso non ci sei, non ci sarai per molto… Molto tempo… Non ci sarai… lo vedi? Non ci riesco… Perdoname, a Gì… Me conosci anche tu ma io non riesco a dire la parola più». 

Ed è con questa rinnovata consapevolezza, che terminati gli interventi, il feretro lascia il teatro per dirigersi verso la Chiesa degli artisti di Piazza del Popolo: la coscienza che il maestro vivrà per sempre, nella sua città, nei cuori degli spettatori e colleghi, nelle sue gag e ancor di più nel suo teatro, tra i ricordi sempre vividi di tutti noi. Come ha ribadito anche l’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni: «Non ci fosse stato questo nemico, il virus, tutti sarebbero accorsi per un ultimo saluto: vigili col fischio, vetturini, le signore della Garbatella, pensatori, macellai e musicisti. Proietti era colto, aveva studiato, pensato e scritto, ma ha cercato sempre di coniugare la qualità al pubblico. Era un intellettuale popolare, colto e semplice». 

E invece, sono pochi i cittadini, che sono riusciti, nonostante le restrizioni alla circolazione e la strade interdette al pubblico ad attenderlo fuori da Piazza del Popolo con striscioni di commiato che trasudano autentico bene, come fosse lo zio di tutti, sempre presente in famiglia, grazie ai suoi film cult, alle apparizioni, alle serie televisive; e ancor più presente a Roma, con i suoi spettacoli dal vivo presso il Globe Theatre di Villa Borghese o all’Auditorium con il suo show fiume “Cavalli di Battaglia”, quasi tre ore di recitazione, musica e sketch senza tempo. Ed è stato proprio l’Auditorium Parco della Musica a rendergli lustro con una sua gigantografia, così come il Brancaccio, che con un ritratto-murales lo ha ricordato sulla sua serranda con in sottofondo il coro di bambini che intonavano il motivetto “Preferisco il Paradiso”, noto per la sua incredibile performance nei panni del film televisivo su “San Filippo Neri”. 

Ed è così che lo immaginiamo oggi, in paradiso a intonare motivetti che strappano sorrisi agli angeli. 

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