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San Remo (festival) uccide il drago (Covid)

“Perché Sanremo è sempre Sanremo!”. Il mantra non ha dubbi. Anche senza pubblico? L’assioma comincia a vacillare. Staremo a vedere. 

 Si è fatto prima a trovare un nuovo presidente del consiglio incaricato che a definire la formula del festival 2021. Ma si sa: la rassegna canora sulla riviera ligure è sempre stata una sorta di affare di Stato.  Le ragioni sono più d’una: primo, gli italiani di oggi vanno pazzi per le canzoni e per la musica leggera come quelli di ieri stravedevano per la musica seria e per il melodramma. Secondo: il festival di Sanremo risale ai primi anni del secondo dopoguerra quando ci si entusiasmava per Trieste italiana e ci si commuoveva con “Grazie dei fiori“  sussurrata da Nilla Pizzi. Terzo: da quando esiste la televisione, le serate del festival sono il programma di più alto ascolto per la Rai i cui dirigenti non si sognano davvero di tirare il collo ad una siffatta gallina dalle uova d’oro. Quarto: la potente industria discografica che fattura miliardi di euro non rinuncerebbe a Sanremo, eccezionale vetrina delle novità, nemmeno in caso di conflitto nucleare. 

Ecco spiegato perché alle prime avvisaglie di crisi da covid 19 intorno al festival tutti hanno fatto quadrato. E a chi diceva, “spostiamolo di qualche mese o addirittura rimandiamolo all’anno prossimo” per poco non si è risposto con le barricate. Ma il problema resta il pubblico: con tutti i teatri, i cinematografi, le sale da concerto, gli auditori e molti musei chiusi da anni qualcuno aveva azzardato la proposta di riempire comunque il teatro Ariston di Sanremo sostituendo alle migliaia di spettatori paganti altrettanti figuranti pagati. Ora sembra che sia prevalso il buon senso: perfino il sindaco della ridente cittadina ligure, che possiede il marchio “festival della canzone italiana”, forse quotato in Borsa, ha abbassato le penne adeguandosi a quello che si deciderà.

 A decidere, come in tutte le cose Covid, sarà il comitato tecnico-scientifico al quale la Rai, giustamente preoccupata della piega che stava prendendo la faccenda, ha presentato un piano che, se approvato, esclude il pubblico, rinuncia ai figuranti, garantisce severissime misure di sicurezza contro gli assembramenti con la drastica riduzione delle persone addette alle serate e il rispetto delle norme sulla distanza di sicurezza. Tot cantanti, tot orchestrali, tot tecnici e basta: il “bravo presentatore”, per dirla con Renzo Arbore, se ne farà una ragione, (lui che aveva detto: “Non presenterò mai un festival blindato e senza pubblico”) e la sera del 2 marzo prossimo la canterina rassegna sanremese prenderà festosamente il via con i consueti squilli di tromba. E l’Italia tutta tirerà un sospiro di sollievo. Perché, come dicono sempre, “Sanremo è sempre Sanremo”.

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