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“Via Livorno”, un’autobiografia – 10: “ Alida Valli e Maria Grazia Buccella, look di dive a confronto”

Negli anni Sessanta, il cinema italiano era solito autocelebrarsi con i festival, manifestazioni per lo più sponsorizzate dalle aziende provinciali del turismo che richiamavano attori, registi e soprattutto giornalisti in amene località desiderose di essere pubblicizzate.

Alghero, ridente cittadina sulla costa occidentale della Sardegna, dove il dialetto ha fortissime influenze catalane, era fra quelle, e il suo “Meeting del cinema italiano” ebbe vita breve ma intensa. Ne parlarono tutti: quotidiani, rotocalchi, ma soprattutto i cinegiornali che all’epoca godevano della popolarità che sarebbe poi stata della televisione. 

Al debutto, il festival di Alghero ebbe fra gli ospiti due attrici che più diverse non poteva immaginarsi: una era la giovane Maria Grazia Buccella, trentina, procace divetta in moderata ascesa, ufficialmente la fidanzata del giovane produttore Vittorio Cecchi Gori, di fatto amichetta del padre, il fondatore e patron del gruppo cinematografico, al quale faceva comodo camuffare così la presenza della bella ragazza altrimenti inconfessabile alla moglie, come tutte, gelosissima. L’altra donna del festival non era più giovanissima ma ancora molto seducente: Alida Valli. In quell’anno era entrata nei 45: una diva del cinema dei telefoni bianchi con ancora molte frecce al suo arco. Aveva cominciato presto con Mario Camerini ed era stata protagonista di uno dei film più belli di Luchino Visconti, Senso, e l’anno dopo l’avrebbe chiamata Pier Paolo Pasolini per una parte importante in Edipo re. 

Magra come un’acciuga, abbronzata come un’etiope, affascinante come sempre, Alida Valli si divideva con grazia fra le poche e non impegnative incombenze da guest star del festival. La mattina faceva una fugace apparizione al convegno che dibatteva l’annosa crisi del cinema italiano; il pomeriggio garantiva la sua presenza in abito da cocktail alla piccola cerimonia di saluto ai nuovi ospiti in arrivo; la sera, in lungo, dardeggiava sguardi assassini al dopocena danzante che animava l’albergo pluristellato.  Ma la vera Alida Valli è quella che incontravi nella tarda mattinata sulla riva del mare: un bikini da top model la imponeva agli sguardi maschili. Vulcanica, accattivante, innamoratissima di Giancarlo Zagni, regista del suo film più recente, sugli scogli finti dell’hotel ogni mattina si confrontava sotto il sole di luglio, e senza minimamente sfigurare, con la ben più giovane Maria Grazia Buccella, una bellezza da maggiorata al quale il cinema non avrebbe riservato grandi soddisfazioni. Gli ospiti di riguardo del festival non avevano che l’imbarazzo della scelta: lunghe chiacchierate con Alida Valli sempre con un long drink ghiacciato in mano, o una nuotata da pesce remora accanto alla Buccella, le cui forme esplosive attiravano in acqua più d’un ammiratore spericolato.  Per quanto ricordo, la mia posizione era ecumenica: prima chiacchieravo con la Valli, arrivando a riprenderla con una cinepresa amatoriale da otto millimetri (film rimasto inedito, ma per me indimenticabile) e subito dopo affrontavo le gelide acque della baia di Capocaccia per fare la remora con la Buccella, rischiando al massimo un’infreddatura.  D’altronde il giovane Cecchi Gori, fedele alla consegna, vigilava da lontano sui movimenti della ragazza che aveva avuto in affido.

In quegli anni, i festival del cinema non erano ancora coperti, come si dice in gergo, dalla televisione, ma dai cinegiornali. Il più famoso era “La settimana Incom” di Sandro Pallavicini, ma c’era anche una testata minore, ”Radar”, che proprio al festival di Alghero spedì un fortunato inviato. Il quale si fece onore e filmò tutto quello che si muoveva: attori, registi, attrici, giornalisti. Fra questi ultimi anche Luciano Ortu, capo-ufficio stampa dell’Anica, la Confindustria del cinema, che una mattina dovette tenere, a giustificazione dell’invito, una dotta relazione sul futuro della cinematografia italica. Fu un successo personale, anche perché ottenuto in circostanze non facili: reduce da un tuffo mattutino, il relatore andò al microfono poco meno che in costume da bagno, comunque ancora gocciolante. E la cosa divertì molto Alida Valli, che di quel tuffo era stata testimone e invitante sirena (continua).

Da “Via Livorno “, La Quercia editore, autobiografia di Sandro Marucci, giornalista RAI e tutor della scuola di giornalismo della LUISS 

  

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