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Libri. “Non trovo più parole”: il trionfo del talento e della maestria

“Non trovo più parole” di Cristina Leone Rossi è un romanzo d’esordio dove, a dispetto del titolo, la prosa è davvero armoniosa, e azzeccate sono le parole, scelte dall’autrice con naturalezza per catturare subito l’attenzione dello spettatore.

Come afferma anche il giornalista e scrittore Andrea Purgatori – in veste di presentatore alla conferenza stampa del libro tenutasi il 14 giugno presso il “Ristorante Tomà” sito a Roma, in via Pompeo Magno – : «Cristina ha avuto sia il talento che la capacità di procurarsi la fortuna necessaria per emergere e l’abilità di riuscire a immedesimarsi alla perfezione nella psiche del protagonista: uno scrittore famoso 60enne e per di più afflitto da una grave malattia, a dispetto dei suoi 21anni». 

La giovanissima autrice, è un’aspirante attrice e frequenta il Dams (Discipline di arte, musica e spettacolo) a Roma, senza però aver mai tralasciato la sua passione per la scrittura nata sin da piccolissima. Racconta la genesi dell’ispirazione: «La storia è come se già vivesse dentro di me, maturata durante la quarantena; l’ho scritta di getto in questi mesi di restrizioni, per esorcizzare l’incertezza del futuro scatenata dalla pandemia, di cui non si conosce ancora l’esito finale». Un talento innato che si evince, anche dalla capacità di costruire dialoghi funzionali e veritieri: “Una dote assai rara anche per uno scrittore consumato” commenta Andrea Purgatori.

Una spiccata capacità narrativa e un costrutto logico sequenziale rendono originale e avvincente il racconto che si svolge tutto in una settimana; un tempo decisivo per la vita di Edoardo Timbri, cui rimane poco per ultimare il suo ultimo romanzo e fare pace con se stesso e con le persone che ha fatto soffrire: sette in tutto, come i giorni che gli restano da vivere. «Cristina è riuscita con profondità e naturalezza a costruire un personaggio così complesso: un uomo disilluso, con uno sguardo dissacrante sulla vita, con qualche rimpianto e senso di colpa, alle prese con un momento cruciale della propria esistenza» dichiara Purgatori, manifestando il suo genuino apprezzamento. «Sono riuscita a vincere la mia scommessa: scrivere una storia “di pancia” che esorcizzasse il tempo diventato “ingestibile” e lo spauracchio della malattia e fosse apprezzata dai lettori» esprime con soddisfazione Cristina Leone Rossi.

«Una settimana.
Un periodo di tempo ciclico della durata di 7 giorni, ciascuno dei quali è da intendersi come giorno solare medio costituito esattamente da 24 ore.
Quante volte da ragazzo ho visto una delle tante settimane andare via come il vento senza nemmeno sentirne la traccia del suo passarmi oltre.
Quante ne ho perse.
Quante ho sperato di non vedere.
Quante di non ricordarmene una volta finite.
Quando c’è la vita, una settimana è come un granello di sabbia perso in una spiaggia. Insignificante ed inutile. Impossibile notarne la presenza. Eppure, c’è. E la differenza la fa».

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