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“Lawrence”: esce il docufilm di Diano e Polimeni su Ferlinghetti, giovane poeta centenario

Lawrence Ferlinghetti, poeta, pittore, editore e libraio americano, è morto a San Francisco il 22 febbraio scorso.

Aveva 102 anni.  Il padre Carlo era emigrato negli Stati Uniti da Brescia americanizzando il cognome in Ferling. Quando andò militare, il giovane Lawrence riprese il cognome italiano per pubblicare la sua prima poesia, “un po’ maschilista” l’avrebbe definita anni dopo perché accennava al seno scoperto di una bella donna che stende il bucato al vento sul terrazzo di casa. 

Chi ama Ferlinghetti, la sua poesia, la sua prosa, la sua visione della vita non può mancare questo docu-film girato in inglese e sottotitolato, da due  ammiratrici: Giada Diano, sua traduttrice in Italia e biografa ufficiale, e Elisa Polimeni, curatrice di mostre d’arte e retrospettive internazionali dell’artista.

 Sempre sorridente, con una bibita in mano e guardando spesso l’orologio al polso sinistro quasi avesse chissà quale appuntamento importante da rispettare, Ferlinghetti vi appare mentre descrive i luoghi deputati della sua lunga vita trascorsa a descrivere la beat generation di cui è stato primo esponente, la San Francisco degli anni Cinquanta. E parla di tutto, di letteratura, di arte, di politica, di ambiente, più con ironia che con rimpianto. Con gli occhi divertiti ricorda la libreria che ha fondato a San Francisco: si chiama City Light Books come il film Luci della città di Chaplin: ”Gli chiesi il permesso – ricorda il poeta –  e lui me lo diede e mi regalò un suo cappello da Charlot”, e con il cimelio in testa Ferlinghetti sorride alla macchina da presa continuando a raccontare: “In questo paese esiste la libertà di parola ma per quelli che non hanno nulla da dire”. E ricorda di quando è stato arrestato da giovane “almeno tre volte, senza una precisa ragione solo perché stavo in mezzo alla strada a protestare”. E cita Allen Ginsberg, Jack Kerouac, fa un esilarante duetto con Jack Hirschman, suo compagno di bevute.

 “Un giorno un bambino mi chiede: tu sei un cowboy, vero? – Si. – E dov’è il tuo cavallo? Il mio cavallo è lontano da me ma anche vicino. Tu non lo puoi vedere, si chiama disperazione”.

La politica secondo Ferlinghetti. “Dobbiamo sviluppare un tipo di socialismo su scala mondiale, di tipo sovranazionale umanitario, civile e libertario, senza dittatori, senza l’apparato della dittatura sovietica”.

L’economia secondo Ferlinghetti: “Siamo troppi al mondo, abbiamo bisogno di un’economia pianificata a livello globale. Con il capitalismo ognuno pensa a sé in ogni angolo del pianeta per arraffare sempre di più. E finché le cose andranno in questo modo ognuno prende quello che può, con il capitalismo che conquista tutto in ogni direzione, senza una regola che valga per tutti”.

L’ambiente secondo Ferlinghetti: “Il mondo finirà per essere distrutto da un punto di vista ecologico. Sarà una catastrofe ed io sono qui per arrestare chiunque se ne rimanga seduto compiaciuto e non faccia nulla per salvare ecologicamente il mondo”.

Queste cose diceva un quasi centenario Ferlinghetti alla macchina da presa di Lawrence, un film che sembra dedicato ad un giovane, ad una Greta dei suoi giorni, che sono gli stessi per tutti, basta rendersene conto.  Meglio se con gli occhi di un poeta.

LAWRENCE in uscita il 9 dicembre

 

Regia: Giada Diano, Elisa Polimeni

Con: Lawrence Ferlinghetti

Nazionalità: Italia

Durata: 66′

Distribuzione: Garden Films

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