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Femminile singolare: 7 episodi di altrettanti registi, con C. Deneuve, M. Guerritore, V. Placido. A. Claisse

Storie, alcune ispirate a fatti veri, di donne sole. Un collage di situazioni con al centro una figura femminile sofferente.

Sono opera di sette registi, fra italiani e stranieri, uomini e donne, giovanissimi e non  più giovani, ognuno dei quali ha disegnato un volto umano, ha descritto un caso drammatico (solo l’ultimo è dichiaratamente ironico), per entrare nella psicologia di personaggi presi a modello di un mondo femminile visto al limite di molte situazioni drammatiche. 

In “Nascita di una stella”, diretto da James Bort, protagonista Dorothèe Gilbert, una ballerina classica alla vigilia della partenza per un’importante tournée al teatro Bolshoi, si accorge di essere incinta. Sarà la direttrice della scuola (Catherine Deneuve) ad aiutarla facendo prevalere la solidarietà femminile su tutto il resto. La colonna sonora affidata al Bolero di Ravel armonizza la tempesta dei sentimenti e ne cadenza il ritmo dal principio alla fine.

In “Il vestito da sposa”, diretto da Rafael Farina Issas, la protagonista Monica Guerritore è una donna alla quale la vita ha dato soprattutto amarezze: un lavoro pesante, un marito inetto, un fratello degenere, un figlio irrecuperabile. Unica gioia: l’amata figlia alla vigilia delle nozze che meriterebbe un bel vestito da sposa. Nella scelta e nell’acquisto di quell’abito bianco la povera madre ripone l’ultima speranza per un domani migliore.

In “Ballerina” di Kristian Gianfreda, la protagonista non balla sulle punte, come sarebbe la sua segreta aspirazione, ma batte il marciapiede con tutte le conseguenze che la sua condizione comporta: violenza, abbandono, disprezzo, crisi di nervi, disperazione. Scaraventata sulla strada dalla macchina di un cliente, sull’autobus che la raccoglie con un gesto caritatevole del conducente, la mancata ballerina, interpretata da Agnese Claisse, incontra una bambina che impersona il suo sogno mancato. E un vero balletto di eteree ragazze che danzano sulle punte la accoglie all’arrivo al capolinea, strappandole l’unico sorriso di tutta la breve ma sofferta pellicola.

In “Ajo, lei” diretto da More Raça, una madre silenziosa e la giovanissima figlia si ritrovano complici dopo che la ragazza che ha subito una violenza deve andare in sposa ad un ignaro partito lontano. Soltanto loro due sono al corrente della situazione, mentre il lato maschile della famiglia, un padre autoritario e un fratello ignavo, ne è tagliato fuori. Anche qui il dramma di donne sole che pure sanno trovare all’ultimo, in una risata liberatoria, un guizzo di vitalità e d’amore per uscirne.

Anche in “Waiting for”, di cui è regista Matteo Pianezzi, il rapporto di solidarietà fra madre e figlia è rappresentato dal dramma del cancro che affligge l’anziana e la costringe a ricorrere alle costose e non si sa quanto valide cure di un guaritore. L’atmosfera cupa della breve ma intensa vicenda rende bene i personaggi centrali, anche qui femminili, ai quali fa da contorno un fumoso ambiente al limite dello sciamanico.

In “Hand in the cap”, regia di Adriano Morelli, la madre di un ragazzo fortemente handicappato è di fronte ad un problema: aiutare il figlio malato a sopportare la sua condizione con l’unico rimedio possibile, cioè la masturbazione, o rifiutarsi di mettere le mani lì dove la natura oltre che il pudore lo vieta. Con garbo e molta discrezione, ma con efficacia narrativa, il piccolo film affronta il grande dramma di una madre coraggiosa.

Dopo tante tragedie, in “Revirgination” si può tirare il fiato e sorridere con l’episodio di una giovane coppia alle prese con il problema della verginità perduta di cui la madre dello sposo è all’oscuro e non dovrà mai sapere. Ne sono autrici due registe, Elena Beatrice e Daniele Lince. La storiella è ambientata in Albania (come se da noi, nel profondo Sud, fino a poche decine di anni fa, in certi ambienti paesani non fosse stata la regola) dove un provvidenziale barattolo di conserva di pomodoro risolve la questione e un trionfale lenzuolo macchiato di rosso può essere esposto come una bandiera a dimostrazione della purezza verginale della sposa. 

Come si vede, Femminile singolare  è un film dalle molte facce ma con un unico intento: mostrare il volto dolente, ma coraggioso, della femminilità quotidianamente alle prese con una società che l’apprezza e non l’ama come dovrebbe. Il film esce sugli schermi in occasione del secondo anniversario della firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, la cosiddetta  Convenzione di Istanbul.

Femminile Singolare

Regia di James Bort, Rafael Farina Issas, Kristian Gianfreda, Matteo Pianezzi, Adriano Morelli, Elena Beatrice, Daniele Lince. Un film con Monica Guerritore, Catherine Deneuve, Violante Placido, Agnese Claisse. Genere Drammatico, – Italia, 2022, durata 92 minuti. Uscita cinema mercoledì 11 maggio 2022 distribuito da Artex Film

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