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Cannes 75. I classici: Pel di carota (1932) di Julien Duvivier

Sono trascorsi esattamente novant’anni dal giorno in cui questo film di Julien Duvivier, una fra le prime opere del prolifico maestro del cinema francese, è apparso nelle rare sale cinematografiche dei primi anni Trenta. 

Tratto da un racconto del 1894 di Jules Renard, da cui era già stato tratto un film nel 1926 e che successivamente era stato ridotto per il teatro, è la storia di un ragazzo di campagna che in famiglia vive male perché maltrattato soprattutto dalla madre e dai fratelli più grandi, e arriva al punto di tentare il suicidio. Lo salva in tempo il padre che finalmente si prende cura di lui. Una vicenda strappalacrime, come era nei gusti dell’epoca, ma trattata con garbo e sensibilità.

 Il film, ovviamente girato in bianco e nero, è un bell’esempio di trasposizione cinematografica di un’opera letteraria che rivela il talento del regista francese morto a Parigi nel 1967 all’età di 71 anni. Duvivier, al quale si deve un’intensa produzione e, fra l’altro, un classico dell’avventura come Il bandito della Casbah, è noto in Italia per aver diretto nel 1952 i primi due film della serie di Don Camillo, il personaggio nato dalle pagine di “Mondo piccolo” di Giovanni Guareschi, che vede nei panni del battagliero parroco di campagna il popolare attore francese Fernandel, chiaramente imposto dal regista compatriota.

 Come fa un film quasi centenario ad approdare sulla Croisette? Ci vuole un particolare restauro come quello al quale è stato sottoposto Pel di carota: i tecnici francesi sono partiti dal negativo originale, cioè dalla pellicola altamente infiammabile perché cosparsa di nitrato d’argento e per rimediare ai guasti degli anni hanno operato su un controtipo di sicurezza, non infiammabile. Un lavoro certosino che, in questo come in tanti altri casi di pellicole che potevano bruciare come un fiammifero, ha consentito di salvare dalla distruzione i capolavori del cinema delle origini. 

con Henry Baur, Robert Lynen, Catherine Fonteney, Christiane Dor, Colette Segal.

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