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Anniversari. Ernesto Regazzoni e Humphrey Bogart, giornalisti con il bavero alzato

Due anniversari si intrecciano. Il primo: cento anni fa moriva a Torino Ernesto Regazzoni, giornalista, poeta, umorista noto per le sue tacitiane composizioni come questa ironicamente autobiografica:

“E’ finita. / Il giornale è stampato / la rotativa si affretta, / me ne vado con il bavero alzato / dietro il fumo della sigaretta”.

Il secondo: settant’anni fa usciva sugli schermi L’ultima minaccia (1952) , il film di Richard Brooks entrato nella storia del cinema per la frase che Humphrey Bogart pronuncia nel finale: ”E’ la stampa, bellezza, e tu non ci puoi fare niente”.

Che cosa hanno in comune la lapidaria poesia di Regazzoni e il film americano girato mezzo secolo dopo? Li unisce il protagonista, il giornalista con il bavero alzato, che il poeta piemontese ha tratteggiato, con pochi versi alla fine della sua nottata di lavoro e che l’attore americano ha reso indimenticabile con una battuta diventata proverbiale. 

Il film è Deadline, del 1952 che in Italia è uscito con il titolo L’ultima minaccia, e la famosa frase il protagonista la butta in faccia al boss accusato di omicidio: deve alzare la voce per coprire il rumore della rotativa che sta stampando il giornale, con in prima pagina la notizia che il gangster ha tentato di bloccare. Una storia che al cinema americano è sempre piaciuta: alla morte dell’editore, il quotidiano che sta conducendo una campagna contro una pericolosa organizzazione criminale rischia la chiusura per le pressioni esercitate dai boss che temono di essere scoperti. E’ una storia vera giacché, dopo la morte dell’editore Joseph Pulitzer, nel 1911, il suo quotidiano New York World rischiò di chiudere i battenti. (A Pulitzer è intitolato, dal 1917, il più importante e il più ambito premio giornalistico del mondo).

Nella versione originale del film il gangster è l’italo-americano Tomas Rienzi, di origini siciliane.  Nella versione doppiata e distribuita in Italia Rienzi è diventato Rodziniek, originario dell’Europa dell’est. I nostri distributori ignoravano certo che proprio Pulitzer, al quale il film è ispirato, era di origine ungherese. Nel film il giornalista Bogart si oppone al prepotente, fa uscire la notizia e la libertà di stampa è salva. La sua frase, sotto il fragore delle rotative, è oggi sinonimo del cosiddetto “quarto potere” (dopo i tre istituzionali, legislativo, esecutivo e giudiziario), cioè la stampa che negli Stati Uniti è particolarmente potente. Ma non solo negli anni descritti dal film. Non va dimenticato il caso Watergate che nel 1972 costò la Casa Bianca a Richard e Nixon dopo un’inchiesta del Washington Post. Oggi si parla di un “quinto potere”, la televisione che potrebbe svolgere una funzione moralizzatrice e di controllo dei politici se non fosse anche lei in certi casi infiltrata da interessi di parte, e non solo in Italia. 

Nel cinema americano di inchiesta sul giornalismo, il film L’ultima minaccia ha un precedente illustre in Citizen Kane, uscito in Italia con il titolo, appunto, Quarto potere. Lo aveva diretto nel 1941 un Orson Welles appena ventiseienne che si era riservato anche il ruolo del protagonista. Anche qui c’è la morte di un editore di giornali, Charles F. Kane, e su quella morte indaga un giornalista tenace e coraggioso, impersonato da Joseph Cotten. Il film resta fra i più importanti del suo genere, e non solo per aver rivelato il genio di Orson Welles. Ma non c’è Bogart che dice:”E’ la stampa, bellezza”. 

 

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