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Taobuk 12. Paul Auster su Trump, Ucraina, verità, letteratura e cinema

TAORMINA – Tra gli ospiti più attesi della dodicesima edizione di Taobuk, lo statunitense Paul Auster, insigne scrittore, regista e produttore, cantore della “Grande Mela” del quale ricordiamo la” Trilogia di New York”, composta di tre raffinate detectives stories pregne d’inquietudine esistenziale. 

Il suo legame con il mondo del cinema ha trovato oggettivazione nelle sceneggiature fatte per “Smoke” e “Blue in the Face”, ha inoltre scritto e diretto “Lulu on the Bridge”.  Figura rappresentativa del postmodernismo, Paul Auster ha dato vita ad un incontro con la stampa denso di spunti interessanti, con la moderazione di Antonella Ferrara, Presidente e Direttore Artistico di Taobuk e Caterina Andò, Ufficio Stampa della manifestazione.

La situazione attuale, contraddistinta dall’aggravarsi delle distanze tra le classi sociali – ha detto  Auster tradotto da Paolo Maria Noseda – ha portato un sentimento diffuso di infelicità, scatenando una caccia al colpevole condotta da un ceto sociale contro l’altro, acuita dai politici che soffiano sul fuoco dello scontento generale. Mentre la popolazione in USA soffre terribilmente, il trumpismo è diventato un modello esportato, ha aggiunto, tanto da contaminare paesi come il Brasile, dove Bolsonaro rappresenta il primo “dittatore liberamente eletto”; o la Francia, nazione in cui la Le Pen ha incrementato il proprio consenso.

Auster ha illustrato l’iniziativa “Writers Against Trump”, creata assieme a sua moglie la scrittrice Siri Hustvedt, con cui due anni prima delle elezioni ha cercato invano di contrastare la rielezione di Donald Trump. Il suo intervento ha portato a costituire “Writers for Democratic Action”, comunità di intellettuali che pone al centro il diritto di voto quale perno della democrazia. Auster –  che è stato tra i firmatari di una lettera a sostegno del popolo ucraino sottoscritta da 1.040 scrittori di tutto il mondo (pubblicata da PEN International, organizzazione letteraria e di libera espressione) – ha sostenuto che siamo di fronte ad una crisi con un livello di violenza che ha raggiunto stadi che non si vedevano dalla seconda guerra mondiale. Putin, secondo Paul Auster è come Trump e Bolsonaro, un leader autocratico, pieno di risentimento per il collasso dell’impero sovietico che vorrebbe ricostruire, includendovi l’Ucraina che ne faceva parte. Ma il mondo è cambiato e l’Ucraina è una nazione indipendente e democratica, verso la quale sono stati violati tutti i protocolli d’ intesa. Secondo Auster occorre continuare a supportare l’Ucraina, mandando armamenti come se si trattasse di un paese NATO, in quanto per molti aspetti lo è già. Il delirio nazionalistico di Putin, ha affermato, traduce un suo stato di follia che potrebbe portare al rischio di una deflagrazione mondiale, evento evitabile se USA ed Europa sostengono Kyïv contro un nemico che appare più forte della sola resistenza ucraina. Alcune componenti degli armamenti russi sono di origine USA, ha aggiunto Auster, e le sanzioni dovrebbero nel tempo diminuire la potenza russa, ma non si sa quando avverrà. Ha evidenziato come tale guerra abbia rinvigorito l’importanza della NATO e della UE. 

L’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021 ha costituito un momento estremamente negativo per la democrazia: Donald Trump è stato accusato di essere l’ispiratore del tentativo di insurrezione. Paul Auster ha asserito che esiste una destra che afferma che le elezioni siano state truccate e fenomeni come QAnon che trasformano la realtà per proprio tornaconto. Per cui anche con evidenze inoppugnabili a dimostrare le responsabilità pesanti di Trump, questi probabilmente resterebbe impunito e le divisioni tra le fazioni diventerebbero più profonde. Gli USA hanno smarrito, secondo Auster, la via degli ideali degli anni ’60, periodo in cui Kennedy, prematuramente scomparso, ebbe il solo merito di scongiurare il terzo conflitto mondiale con la crisi dei missili a Cuba. Ma problemi veramente segnanti negli Stati Uniti per Auster sono: in primis, il sistema dei collegi elettorali che consentono la vittoria dei soggetti meno votati, come nel caso di Trump che trionfò con meno voti della Clinton; in secundis, il fatto che ogni stato, a prescindere dal livello demografico e dalla potenza economica, esprima lo stesso numero di senatori.

Alla domanda sulla verità, tema centrale di questa edizione di Taobuk, Auster ha affermato che a volte non sappiamo cosa sia vero o falso e che esiste un’ambiguità di fondo: come narra un suo romanzo del 2006, “Follie di Brooklyn”. Orwell con “1984”, ha detto Auster, ci aveva già ammoniti sul fatto che talvolta c’è chi dice che 2 più 2 fa cinque. Quando molti accettano questa tesi si impone un governo autoritario che costringe ad accettare una realtà priva di verità, per poter sopravvivere in un mondo non libero. Occorre comprendere cosa sia il vero, come si imponga il falso sul vero e perché ciò accadde.

Auster ha asserito di non aver mai creduto al destino, in quanto tutto avviene oltre le nostre possibilità di comprensione, ed esistono incidenti e situazioni contingenti non necessarie che succedono, ma non sempre sono frutto delle nostre azioni. Solo se “pensiamo”, possiamo scegliere e trovare obiettivi reali per tutti noi. Però non sappiamo il nostro percorso complessivo finché la vita non è terminata, come dicevano i greci antichi. “Ed io mi sento un greco antico!” ha concluso.

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