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Alla riscoperta di “Elvira”, il romanzo di Flavia Amabile sulla prima regista italiana: una “pioniera del cinema e femminista ante litteram

Grande eco ha avuto la presentazione del romanzo “Elvira” edito da Einaudi che ha avuto luogo recentemente presso “La casa del cinema” di Roma.

Insieme all’autrice, la nota giornalista de “La Stampa” Flavia Amabile, sono intervenuti: la regista Cristina Comencini e la ministra delle Pari Opportunità Elena Bonetti e Valerio Ruiz come moderatore. Ad aprire l’evento, una lettura tratta dal libro, interpretata con pathos e dedizione da Anna Ferraioli Ravel, già nota al grande pubblico per aver interpretato “Titina” ne “I fratelli De Filippo” di Sergio Rubini. Il brano scelto tratta dell’avvento del cinema a Napoli, che sconvolse inesorabilmente i sensi di Elvira Coda e del suo futuro marito, Nicola Notari, tanto da spingerli ad aprire i primi del Novecento, una casa di produzione cinematografica: la Dora Film. Ed è così che tutto ebbe inizio ed Elvira divenne la prima regista donna, che lavorava insieme al marito, ma occupandosi in prima persona di tutte le funzioni: dal marketing alla sceneggiatura, relegando lui al ruolo meramente tecnico di direttore della fotografia.

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«Ho scritto il romanzo – esordisce l’autrice Flavia Amabile – per chiedere scusa a Elvira Notari, per l’oblio in cui è stata relegata. Nel 2020 trovai su un giornale un trafiletto che la ricordava e così avviai la mia in dagine sul suo conto, scoprendo che era morta proprio a Cava dei Tirreni, dove io sono nata. Il suo merito – prosegue la scrittrice – è di aver raccontato, come un’antesignana del “neoreolismo italiano”, le storie del popolo di Napoli, anche quello dei bassi, spesso con donne come protagoniste». L’indagine andò avanti per qualche mese – come ha confermato l’autrice – conducendola proprio presso gli eredi di Patrizia Reso, una storica che in passato si era già occupata delle vicende della prima regista italiana e fu proprio tramite le sue carte che riuscì a individuare notizie fondamentali su di lei. Dagli studi e dalle evidenze raccolte dalla scrittrice, si evinse l’eccezionale carisma di Elvira Notari, che per l’epoca, era una vera e propria femminista “ante litteram”, scegliendo di mettere in scena storie di donne audaci e indipendenti che si opponevano al patriarcato, sino al punto da mettere a rischio la propria vita: film che spesso finivano in tragedia, con un “femminicidio”, in modo non così difforme da oggi. 

Una produzione che ha impegnato la regista sino al 1928 circa, quando il fascismo la ridusse al silenzio, con un editto, che metteva al bando il suo cinema, vietandolo per l’arditezza dei costumi e la modernità del ruolo della donna, contrario ai valori del regime.

Un silenzio al quale la Notari non si oppose, già stanca e affaticata per la nascita del terzo figlio, provata dalla difficoltà di “conciliare” il lavoro e la carriera, in un’epoca in cui la cura domestica era appannaggio delle sole donne. 

Ed è proprio su questo che interviene la ministra per le Pari Opportunità: «Ancora oggi esiste questa dicotomia tra donne lavoratrici e madri: c’è l’esigenza di ricomporre il progetto di vita della donna, permettendole di compiere autonomamente le sue scelte; ed è per questo che nel “Family act” è stato inserito “il principio di corresponsabilità” che intende offrire una marcia in più all’empowerment femminile in tema di “armonizzazione” del ruolo di madre e di lavoratrice». Aggiunge la regista Cristina Comencini: «Il cinema è un mestiere totalizzante, che prende tanto tempo, ma anch’io ho quattro figli e sono proprio loro la fonte della mia creatività: Elvira era una pioniera, una pasionaria napoletana e una femminista, che esprimeva la sua opinione avanguardistica attraverso le storie che sceglieva di raccontare». 

Rimane ancora un mistero da svelare: il giallo dell’omertà su Elvira Notari, scomparsa da tutti i resoconti nazionali, come se non fosse mai esistita. «Per saperlo, dovrete leggere il mio libro» afferma coincisa Flavia Amabile, alla chiusura di una presentazione illuminante, che rende onore alla memoria di una donna e una regista memorabile.

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