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Elena Pigozzi pubblica “La signora dell’acqua”: un romanzo con uno sguardo volto al passato e uno al futuro della donna

Elena Pigozzi è una scrittrice, giornalista e insegnante, già nota al grande pubblico per il successo editoriale de “L’ultima ricamatrice”, che le è valso il “Premio Pavoncella” 2021, attribuito alla “creatività femminile”.

Ha da poco pubblicato, sempre per Piemme, “La signora dell’acqua”: un’opera che coniuga tradizione e femminilità. Ne parliamo con lei direttamente.

In un periodo di siccità come questo che stiamo vivendo, l’acqua è tornata a essere un bene primario e scarso, come nel suo romanzo, che ne pensa?

L’acqua è risorsa vitale per ogni creatura vivente e oggi facciamo le spese di azioni scriteriate e irresponsabili, ma ce ne rendiamo conto solo quando viene a mancare, come accade in questi giorni, mentre dovremmo acquisire uno sguardo di attenzione a lungo termine.

Da chi o cosa ha tratto ispirazione per “La signora dell’acqua”?

Il mio bisnonno era rabdomante e la sua storia mi ha sempre affascinato, tanto che, studiando il suo mondo, quello della rabdomanzia, ho cominciato a scorgere Sara, cioè una donna che viveva e si confrontava con tale dono.

Se potesse scegliere una città o in luogo in cui vivere, quale sarebbe? 

Se potessi sceglierei Barcellona, ma anche Venezia. Una città di mare, dove l’acqua sia signora… 

Il suo stile riecheggia, per certi aspetti, quello del realismo magico di Gabriel Garcia Marquez, lo condivide?

Marquez è un grandissimo narratore, che amo e considero inarrivabile. Se per “realismo magico” si intende un approccio alla realtà che consideri la componente spirituale essenziale quanto il dato realistico, allora sì. Il mio sguardo quotidiano è impastato di un sentire che mi conduce alla riflessione sulla vita e sul trascendente.

Nel suo libro, descrive donne forti, per certi versi quasi “imperturbabili” alle tragedie della vita: può la donna oggi coniugare modernità e tradizione, senza perdere in femminilità e come?

La donna esprimendo se stessa, dà voce anche alla propria femminilità, alla propria natura vitalissima e potente.

A chi consiglierebbe la lettura de “La signora dell’acqua”?

A chi sta ancora cercando di capire la sua natura e a chi ne ha fatto i conti e sa che lungo e faticoso percorso sia… Ma lo consiglierei anche a chi ama la natura e a chi ha una casa nel cuore, che custodisce le proprie tradizioni.

Quale messaggio il suo libro sottende per le sue lettrici?

Accettare chi siamo è il primo atto d’amore verso di noi, capace di riconciliarci con il nostro passato, ma anche con la nostra natura, imparare a volerle bene e a prendercene cura. Nel caso di Sara, la protagonista del romanzo, significa riconciliarsi con sé e con il presente che è rappresentato dalla figlia Mirta e dalla questione dell’esproprio. 

Come si definirebbe con un aggettivo?

Visto che è un gioco, allora prendo a prestito la lingua omerica e mi piacerebbe l’aggettivo “multiforme” o “versatile” attribuito a Odisseo…

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