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A tu per tu con Damiano Leone, autore de “L’inizio della notte”

Un romanzo sul futuro dell’umanità tra utopia e catastrofe

Damiano Leone, è un ex chimico con la passione per la scrittura, che ha scelto di vivere in un paesino montano in Friuli, lontano dalla mondanità, dove si dedica all’artigianato e ai suoi romanzi.

Ha recentemente presentato: “L’inizio della notte” che rappresenta il seguito ideale de “Lo spettatore” dove racconta un futuro catastrofico per il genere umano, vessato da pandemie e dal proprio stesso egoismo, ma con ancora una flebile chance di redenzione. Ne parliamo direttamente con l’autore.

Definisce il suo romanzo distopico e utopico allo stesso tempo, può spiegarne il perché?

L’utopia è un ideale positivo cui si contrappone il suo opposto: la distopia, considerata come qualcosa di non desiderabile o dannoso. Ma, dato che il giudizio di un determinato evento sociale è completamente soggettivo: per alcuni, gli eventi descritti possono essere ritenuti una soluzione auspicabile; mentre per altri, rappresenterebbero un futuro catastrofico. In definitiva, il giudizio spetta al lettore. 

Crede, in cuor suo, che il genere umano possa avere una chance di sopravvivenza nel prossimo futuro, e in che modo?

Questa domanda me la pose già circa sette anni fa un amico giornalista alla presentazione del romanzo “Lo spettatore”. E poiché, da allora, la situazione generale sembrerebbe ancora peggiorata, devo risponderle allo stesso modo: «A causa dell’incapacità di gestire una crescente complessità tecnologia e sociale, sommata all’aggressività ed egoismo innati nella nostra stirpe, senza una svolta veramente epocale nel modo di essere e pensare, abbiamo ben poche probabilità di sopravvivere».

Com’è nato “L’inizio della notte”?

La concezione del romanzo risale agli inizi degli anni Duemila quando mi domandai se « esistesse qualcosa capace di accomunare non soltanto qualsiasi uomo, ma qualunque entità senziente presente in quest’universo». E inoltre, mi chiesi se «nonostante la sua deprimente storia sanguinosa ed egoistica, l’umanità sarebbe riuscita a sopravvivere a se stessa» Ed è così, che da queste riflessioni nacque la trama de “Lo spettatore”. Poi, un paio di anni fa, considerando quanto, mio malgrado, avessi già profeticamente anticipato del futuro, decisi di scrivere anche “L’inizio della notte”: il seguito ideale che copre il lasso temporale che va dai giorni nostri al 2060.

Come mai, nel romanzo, i “Nuovi” sono migliori rispetto agli umani?

Per capire bene, forse bisognerebbe prima fare l’elenco dei micidiali difetti dell’umanità… Ma sarebbe troppo lungo. Perciò mi limito a dire che, essendo stati creati modificando alcune parti del patrimonio genetico umano: i “Nuovi” sono molto più empatici, intelligenti, razionali e collaborativi, avendo un totale controllo sulle pulsioni istintive e una forte coesione sociale. Inoltre, sono più forti e veloci fisicamente, immuni a quasi tutte le malattie genetiche o indotte da patogeni. Naturalmente, so che molti ritengono pericolosa o perfino immorale la manipolazione genetica: ed è per questo motivo, che nel romanzo la nascita di questa stirpe non è dovuta all’opera umana, ma piuttosto al volere e al sapere di un’entità superiore. 

A chi consiglierebbe il suo libro?

A quelli che, nonostante tutto e contro ogni evidenza storica e sociale, sperano ancora nella salvezza.

Ha in cantiere già un seguito?

No, per ora lo escludo. In età matura ho scritto diversi libri che sono stati apprezzati dalla critica e dai lettori – come il romanzo storico “Il simbolo” e poi “Lo spettatore” -: è stata un’esperienza gratificante. Però, creare un libro ben costruito e documentato è un vero onere che può richiedere anche anni di assiduo lavoro: credo che per me sia giunto il momento di accantonare la scrittura e ricominciare a leggere, attività che ho sempre amato.

Come si definirebbe in un termine?

Un realista… sognatore.

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